Almique membra corporis
Amor sacerdos propinat.
[350]. Tito Prospero Martinengo di Brescia (-1595) collaborò alla Bibbia Sistina, oltre rivedere le edizioni di san Girolamo, del Grisostomo e d’altri. Marco Marini suo compatrioto (-1584) lasciò una Grammatica linguæ sanctæ.
[351]. Fu posta all’Indice da Gregorio XIV, ed è una rarità bibliografica.
[352]. Che Paolo Manuzio ne rivedesse lo stile è negato dal Lagomarsino, il quale vuol redattori pel latino Muzio Calino, e i milanesi Pietro Galesino e Giulio Pogiano. Vuolsi pur memorare la Summa doctrinæ Christianæ del gesuita Canisio, molto adoprata ancora in Germania.
[353]. L’assemblea del clero di Francia nel 1657 fece ristampare e diffondere a sue spese le Istruzioni di san Carlo.
[354]. Questa è la regola per la compagnia dei servi dei puttini di charità, che insegna le feste ai puttini et puttine a leggere et scrivere et li boni costumi, gratis et amore Dei, 1565. Chi ama la storia del retto insegnamento, ponderi questo libriccino.
[355]. Editti del 7 marzo 1579, e del 13 novembre 1574.
[356]. Egli avea vietato che nessuno, predicando, dicesse il giorno del fine del mondo: ne certum tempus antichristi adventus et extremi judicii diem prædicent; cum illud Christi Domini ore testatum sit, non est vestrum nosse tempora vel momenta; Act. pag. 3. Pure nel V concilio provinciale dice: Ad nuptias matrimoniaque impedienda vel dirimenda eo cum ventum sit, ut veneficia fascinationesve homines adhibeant, atque usque adeo frequenter id sceleris committant, ut res plena impietatis ac propterea gravius detestanda; itaque, ut a tanto tamque nefario crimine pœnæ gravitate deterreantur, excommunicationis latæ sententiæ vinculo fascinantes et venefici id generis irretiti sint. De’ processi suoi per stregherie parlammo a pag. 352: fatti speciali, la cui colpabilità non può asserirsi se non dopo esaminato ciascuno, e veduto quanto si peccasse contro la carità e abusando di oggetti sacri. D’altra parte, anche posto impossibile il delitto, il tentarlo palesa malvagità, e può punirsi come l’attentato fallito. Una difesa dell’Inquisizione, quale oggi può farsi, vedi in Tapparelli, Saggio teoretico, XCIII.
* Le penitenze non le pose soltanto nel rituale, ma le voleva eseguite. È nell’archivio arcivescovile una sua lettera del 6 maggio 1569, dove ordina che Giacomo Riva di Calenico e Margherita de Filippi di Tonza in val di Blenio, che avean avuto ardire di coabitare prima d’essere benedetti dal curato «tutte le domeniche d’un anno continuo stiano ambedue su la porta della chiesa con una corda al collo e con una candela accesa in mano mentre si dirà la messa, e il sacerdote che dirà la messa avvisi il popolo della causa perchè si fa far loro questa penitenza, che è per l’inobedienza predetta».