[357]. I signori Svizzeri, saputolo, spedirono un ambasciadore a Milano perchè quel governatore richiamasse il cardinale. L’ambasciadore scavalcò in casa d’un mercante compatrioto; ma prima che presentasse le credenziali, l’Inquisizione l’arrestò. Il mercante informò del successo il governatore, che fece rilasciar l’ambasciadore e onorollo: ma gli Svizzeri, appena udito il fatto, mandarono intimare avrebbero arrestato il cardinale, che per lo meglio si ritirò.

[358]. Del De Vio, di cui parlammo nel tom. IX, p. 329, conosciamo un opuscolo De Monte Pietatis, Roma 1515, diretto a Leone X, contro i monti di pietà quando se ne trattava nel concilio Lateranese; e mostra che nullo modo injustitiæ macula abest a capitulis montis hujus; et etiam quocumque alio modo casos formetur, justitia et æqualitas non servatur. In quell’età molto disputossi sulla moralità di siffatta istituzione, in grazia della dottrina che condannava il ricavar interesse dal danaro.

[359]. Decreta generalia in visitatione Comensi edita. Vercelli 1579, e Como 1618.

[360]. Vedi Mutinelli, Storia arcana. Nelle visite alla parrocchia di San Cassiano a Venezia attorno al 1570, riportate dal Galliccioli, appare molto comune la scostumatezza de’ preti, ordinandosi ogni tratto agli uni di far penitenze per peccati commessi, ad altri d’abbandonar pratiche, di non bazzicare meretrici; chi non sapeva il latino, chi dava pubblici scandali, chi giocava. Nel carteggio dell’ambasciadore veneto a Roma sotto il 30 novembre 1585 leggiamo: — Il pontefice è stato informato da diversi che molti delli monasteri di Venezia e della diocesi di Torcello sono in uno malo stato, e ridotti alcuni di loro a pubblici postriboli; e ha detto di volervi provvedere».

[361]. Vedi pag. 421. Nel 1563 viaggiò in Italia Filippo Camerario, illustre dotto tedesco, il quale descrisse quel viaggio giorno per giorno, più fermandosi sulla parte materiale. Sparla del Regno, allegando il proverbio «il Napolitano è un delizioso paradiso, ma abitato da diavoli», e si meraviglia come il re di Spagna da paesi tanto feraci tragga o nulla o pochissimo, dovendo spender tutto nel frenare i sudditi e respingere i Turchi. Descrive i fenomeni del tarantismo: e che spesso all’entrare in una città eran obbligati deporre le armi e le pistole, ricuperandole poi all’uscita; del che non sa trovar la ragione, massime che v’ha osterie dove si è più in pericolo che sopra alcune strade di Lombardia e di Toscana. A Roma fa il solito piagnisteo sulla diversità dall’antica; ma soprattutto decaduti gli sembrano gli uomini, la più parte ignari fin delle lettere. «Poeti, filosofi, oratori v’ha per certo, ma tali che non vorresti udirli: chiaman poeti certi ciarlatani che cantano per le strade versi lascivi; filosofi che tutto attribuiscono alla natura, o secondano le voluttà; oratori che mai non lessero Cicerone nè Demostene, ma arringarono una o due cause». Quivi di peggio gli toccò, poichè sul partire l’Inquisizione lo colse, e gittò in orrenda carcere, ove stava da un anno Pompeo De Monti barone napoletano, reo d’uccisioni e d’incendj, ma allora imputato d’eresia. Il Camerario si confessò luterano, onde cercarono trarlo alla nostra Chiesa: il gesuita Canisio gli procurò agevolezze, e gli dava libri per convertirlo: e se il domenicano frate Angelo il vessava, usavagli ogni cortesia il dottor Donato Stampa milanese: un Cencio carceriere lo salvò da insidie e veleni, un medico umanissimo l’assisteva, un ignoto gli offerse denaro pel ritorno. Egli medesimo ne stese una relatio vera et solida per dimostrare come Dio, per mezzi insperati, campi i suoi dalle mani de’ nemici, e liberi dalle calunnie. Suo inquisitore era stato il Ghislieri, e perciò gli si avventa accannito.

[362]. L’ambasciadore veneto, in agosto 1566, assistette a una cena di Pio V: «Mangiò quattro susini cotti con zuccaro: quattro bocconi di fiori di boracina acconci in salata da lui medesimo; una minestra d’erbe; dui soli bocconi d’una fortaja fatta con erbe, e cotta in acqua solamente senza olio e senza onto sottile; cinque gamberetti cotti in vino; e dopo pasto tre bocconi di pero o persico cotto, con che finì la cena; nè altra vivanda fa portata in tavola. Bevve due volte, ma tanto quanto comunemente un altro beve in una sola».

Lo spaccio 15 aprile 1570 d’esso ambasciadore dice: — Il Pistoggia, ch’è un predicatore molto famoso dell’ordine delli Cappuccini, e grato al papa, perchè lo ha per homo molto dabbene e catholico, ritornato ultimamente in Roma, è stato introdotto a sua santità, alla quale da poi che hebbe basciato il piede e dato conto dove havea predicato, disse ch’era sforzato inanti sua santità gridar sempre misericordia, misericordia, perchè vedeva tante anime andar in perditione in poter d’infedeli et in mano di cani, e ch’essendo lei vicario di Jesu-Christo in terra, toccava a lei la cura di queste anime, e che le saria dimandato ragione d’esse da Dio perchè non li usava misericordia. E che vedeva bene ch’ella era pronta alla giustitia, e che ogni giorno faceva impiccare e squartare hora uno, hora un altro; ma che doveva ricordarsi che, per un luogo della Scrittura che nomina Dio giusto, ne sono dieci che lo nominano misericordioso; onde volendo imitar Dio, come è debito suo, doverà più esser sollecita in ajutare e sostentare, e defendere le anime che vanno in perditione per la potenza dei Turchi, che in castigare per giustizia li scelerati. E le considerò molti vescovi antiqui che havevano messi se stessi in potere delli nemici per liberare altri, e fra li papi moderni Calisto, Pio, Innocentio, che venderono li beni delle chiese per far guerra contro li Turchi. Disse molte cose in questo proposito con gran libertà per un gran spacio: et il pontefice, benchè si sentisse trafitto, però non mostrò d’haver niente a male di quello che diceva. Ma poi ch’ebbe finito, disse con un gran sospiro che egli diceva il vero in ogni cosa, ma che non sapeva li travagli in che si trovava; ch’era in un papato poverissimo e debolissimo, et oppresso da ogni parte, et che se voleva far un bene, haveva mille impedimenti, e non solamente da heretici e da inimici della fede, ma da quelli che fanno professione d’amici, che con mille modi fanno offese a Dio, e pensano d’opprimere l’autorità di sua maestà in terra: il che le travagliava l’animo grandemente; ma che con tutto questo sua santità gli ha pietà, e vorria ajutar tutti, se bene doverìa castigarli; e si mostrò piena di ramarico per occasione di questa guerra, e per il poco modo che haveva d’ajutarla.

[363]. Dispaccio di Paolo Tiepolo da Roma, 16 febbrajo 1566. E vedi il capo seguente.

[364]. Tiraboschi, Storia letteraria, tom. VII. lib. I. c. 3.

[365]. Quelle false decretali, che per lungo tempo si dissero inventate a Roma, diffuse in Ispagna e di là nel mondo, introducendo nuovi canoni e diritto nuovo per consolidare l’autorità dei papi a scapito di quella dei vescovi, apparvero tutt’altro avanti a leali cercatori, protestanti e cattolici. La prima indagine avrebbe dovuto cadere sul corpo del delitto, e si provò che tutti ne aveano discorso senza conoscerle sia nei testi, sia nell’unica informe edizione fattane da Merlin nel 1530. Una esatta descrizione ne porse il dottore Phillipps; poi l’abate Migne le stampò nel vol. CXXX della sua Patrologia, con una dissertazione del dottore Denzinger professore a Wurzburg.