Risulta di là che la Spagna non le conobbe mai; che sino al secolo XI uscente non ebbero mai autorità in Italia; a tal segno che nel 1085 il cardinale Otto, il quale fu poi Urbano II, incontrandone primamente alcune in un concilio tedesco, le ripudia con disprezzo; che l’opera fu compilata in Germania, probabilmente da Benedetto Levita, cherico dell’arcivescovo di Magonza Autcario.
Quanto al fondo, le decretali non toccarono pur un punto che già non fosse stabilito; e scopo loro è di sorreggere i diritti de’ primati a fronte de’ metropoliti, cioè sostenere l’indipendenza de’ vescovi, anzichè rialzare il poter pontifizio. L’autore, tutt’altro che ignorante e inetto, non inventò nulla, ma tolse brani e brandelli da lettere di papi, dai codici di Teodosio ed Alarico, dalla regola di san Benedetto, dal Liber pontificalis, e da altre autorità, rispettate anche prima dell’834 in cui egli cominciò.
[366]. Nella chiesa di San Gaudioso a Napoli si conserva una caraffina del sangue di santo Stefano, che soleva liquefarsi il 3 agosto; e riformato il calendario, non bollì più che al 13. Così fu di quel di san Gennaro al 19 settembre: prova che quella riforma era stata aggradita in cielo, benchè non dappertutto in terra. Il Pancirolo, al cap. 177, De Claris legum interpretibus, racconta che alcuni noci, i quali stanno secchi fin alla mattina del San Giovanni, e allora compajono coperti di frutti e foglie, anticiparono questa meraviglia secondo il calendario nuovo.
[367]. Baronio ad annos; Theiner, La Chiesa russa.
[368]. Vedi A. Possevini Moscovia. Vilna 1586. Marco Velser, da Augusta il 18 aprile 1608, scrive al Gualdo a Roma: — Conta il Possevino che in Moscovia, al suo primo arrivo in corte, gli misero innanzi certa minestra, fatta ad uso del paese, troppo insipida; ed avendo domandato come gli gustava, parve che per creanza non potesse rispondere salvo che Bene; a che appigliandosi que’ bojari, soggiunsero subito: Antoni, habebis quotidie. Nè mancarono di attenergli la promessa fedelissimi».
È descritta l’ambasciata che nel 1656 venne da Moscovia a Venezia, dove i Russi stupivano che la marea, abbassandosi, non menasse vie le case, che credeano galleggianti; e supponevano che le macchine teatrali fossero semoventi. Di quella arrivata a Venezia il 1582, vedi Mutinelli, Storia arcana.
Della parte che il Possevino ebbe nella spedizione contro i Valdesi, rende conto in una memoria edita dallo Zaccaria nell’Iter literarium per Italiam, part. II. op. VIII. Vedi la Vita del Possevino scritta da Nicolò Ghezzi.
[369]. Vedine la vita, scritta dal suo segretario Agostino Bruni, Veterum scriptorum amplissima collectio tom. VI. p. 1387.
[370]. Gerdes, Specimen Italiæ reformatæ, pag. 262.
[371]. De modernis Jesuitarum moribus, col finto nome di Filadelfo, e la falsa data d’Ignatianopoli 1672. Il residente veneto a Roma, sotto il 12 aprile 1567, cioè ventisette anni dopo approvata la Società, scriveva alla Signoria: — Ha concesso sua santità a’ Gesuiti di poter tenere fin centomila scuti di monti, appresso le altre cose che possedono in questa città. Sono essi qui in gran numero, dipendendo da loro principalmente il culto divino e la educazione buona della gioventù, perciocchè tengono quattro case o palazzi principali, due de’ quali servono per abitazione loro, dove hanno le lor chiese mirabilmente frequentate, dove ogni giorno concorrono molte persone a confessarsi e comunicarsi, e nelle due altre maggiori si nutriscono, e disciplinano nella religione e nelle buone lettere più di quattrocento giovanetti con ordine singolare sotto nome di seminario e collegio germanico; oltre che per loro medesimi si tengono pubblicamente lezioni in ogni sorte di professioni, da leggi in fuori, e sono da sua santità adoperati in molte cose spettanti alla fede, da che si hanno acquistato appresso ognuno gran nome di bontà e di dottrina».