Tanto è falso che nel bujo del medioevo imperversasse una credenza, la quale non dirò nacque, ma si estese col rinascimento degli studj, e viepiù nel secolo d’oro[236] dopo mescolatasi colla fungaja delle scienze occulte; e fu un altro sintomo della riviviscenza del paganesimo. Già il famoso giureconsulto Bartolo consigliava al vescovo di Novara di far morire a lento fuoco una, imputata di aver adorato il diavolo, e con sortilegi mandato a morte de’ fanciulli[237]. Sul fine del quattrocento, secondo Antonio Galateo, credevasi che alcune malefiche ungendosi si tramutino in animali, e vaghino o piuttosto volino in lontani paesi, menino carole per paludi, s’accoppiino a demonj, entrino ed escano a porte chiuse, uccidano animali[238]. E di fatto si divulgò l’opinione che le streghe, masche, buonerobe, o con che altro nome si chiamassero, andassero in corso, si congregassero in certi luoghi, come al monte Tonale in Lombardia, al Barco di Ferrara, allo spianato della Mirandola, al monte Paterno di Bologna, al noce di Benevento..., e sotto la presidenza di Erodiade, di Diana si dessero a balli e a sozzi amori, trasformandosi in lupi, gatti e altre bestie. Empietà e lascivia formano il fondo di quelle congreghe; splendidi banchetti il sabbato; frati vi ballavano, tutt’in onta della Chiesa; e vi si vilipendeva ciò ch’essa ha di più venerando, le croci, le reliquie, il sacrosanto pane.

Eravi qualche vecchia di bruttezza insigne con alcun marchio particolare? avea risposto con imprecazioni ad insulti fattile? bastava per sospettarla strega. Moltissime processate aveano confessato, — Abbiam veduto il diavolo, siamo andate a cavalcione della scopa alla tregenda, vi conoscemmo il tale e la tale»: come dubitare della loro veridicità? Se l’uomo può impetrare dal diavolo le colpevoli gioje che non osa chiedere a Dio, se v’è modo di patteggiare con una potenza sovrumana, perchè sol pochi v’avrebbero ricorso? Si venne dunque nella credenza che moltissimi fossero, e massime donne, e formassero tra sè una specie di società secreta, con capi e adunanze, e piaceri carnali, e voluttà di vendette.

Frà Bernardo Rategno comasco, zelante inquisitore, ci lasciò un libro De strigiis[239], dove si scandalizza di chi le metta in dubitare. Le masche (così egli) fanno congrega principalmente la notte del venerdì, rinnegano in presenza del Diavolo la santa fede, il battesimo, la beata Vergine, conculcano la croce, prestano fedeltà al diavolo toccandogli la mano col dosso della loro sinistra, e dandogli alcuna cosa in segno di ligezza. Qualvolta poi tornano al giuoco della buona compagnia, fanno riverenza al diavolo, che assiste in forma umana. Nè vi vanno già per illusione, ma corporalmente e sveglie e in sentimento, a piedi se la posta è vicina, se no sulle spalle al diavolo; il quale talvolta le abbandonò a mezzo del cammino, onde si trovarono fuorviate: tutte cose che constano dalle loro spontanee confessioni agl’Inquisitori per tutta Italia. Anzi, a chiuder del tutto le labbra agli avversarj, adduce esempj di se stesso, che istruendo processi in Valtellina, ebbe deposizione da uomini d’intera fede, i quali veramente le aveano vedute. Niuno poi era in Como che non sapesse che, un cinquant’anni prima, in Mendrisio Lorenzo da Concorezzo podestà e Giovanni da Fossato indussero una strega a menarli al giuoco; essa gli esaudì, e videro le congregate; ma il diavolo, accortosi di loro, li fece battere in malo modo[240]. Riducono poi la cosa ad evidenza e l’esserne bruciati tanti, e l’avere i papi stessi consentito.

Per verità quest’argomento era perentorio, stantechè l’Inquisizione gravò sopra i siffatti con legali carnificine, delle quali ingloriavansi gli autori, come gli eroi di sanguinose battaglie. Massime nella Germania la proclività al misticismo avea diffuso il timore delle streghe; onde Innocenzo VIII nel 1484 le fulminò di severissima bolla, dietro la quale si moltiplicarono e processi e supplizj. Ma anche in Italia quest’errore era comune, e nella diocesi di Como Bartolomeo Spina asserisce che oltre mille in un anno se ne processavano, e più di cento bruciavansi.

Dinanzi a tanto numero di processi e di vittime, l’uomo è preso da un terribile sgomento della propria ragione, interrogandosi se tutto fu menzogna o delirio? tutto invenzione di tribunali, sitibondi di sangue?

Che l’uomo si creda pel male maggior potenza che realmente non ha, casi giornalieri ce lo attestano; che i delitti si moltiplichino col punirli, è un fatto troppo chiarito a chi studia le malattie dell’intelletto e le passioni; e che a forza di sentir dire che una cosa si fa, alcuno persuadasi di farla. Poteano operare sull’immaginazione delle streghe i suffumigi e le unzioni, che, secondo il Porta e il Cardano, si faceano con solano sonnifero, giusquiamo, oppio, belladonna, datura stramonio, mandragora, laudano. Alcuni fenomeni ricevono ora spiegazione dalle inalazioni dell’etere e del magnetismo animale, arcano che gl’insulsi devono beffare, gli astuti usufruttare, ma gli scienziati verificare e studiare. Fin a qual punto un uomo può operar sul corpo o lo spirito d’altr’uomo per sola forza dell’immaginazione, spinta sin al punto ove va la fede, non è ben chiarito: nè quanto possa l’effetto delle passioni, e massime della paura, causa preponderante delle malattie nervose. L’ipocondria fa considerar le immaginarie sofferenze come un prodotto della volontà dell’altra o frutto di lor ira o vendetta. L’insensibilità di certe parti o di tutto il corpo è spiegata or che si distinguono due ordini di nervi, uno che presiede alle sensazioni dolorose, gli altri a condurre al cervello le impressioni di contatto; e ciò toglie la vulgare teoria della simulazione: e in generale soppresse le entità demoniache, la maga vien considerata come dipendenza dello studio delle facoltà dell’anima. Tralascio casi stranissimi in medicina, affezioni nervose ed isterismi che, come un tempo si curavano coi pellegrinaggi, allora si dichiaravano malattie demoniache[241]. Vedeasi una propagare le sue convulsioni a un collegio, a un convento, attribuivasi a fatucchieria quel che ora sappiamo esser istinto di imitazione.

Chi serbava intero il senno proponeva talvolta rimedj efficaci, ma non prudenti. Se un vampiro venisse a suggere il sangue, l’autorità faceva bruciare il cadavere, e il male cessava, per fede di Montaigne. Ad una signora mantovana che credevasi ammaliata, il medico Marcello Donato dispose che tra gli escrementi si facessero comparire chiodi, piume, aghi; ella credendo averli cacciati di corpo, sanò: sì, ma dunque il fatto era vero; ma la donna avea visto quegli oggetti, nè potea più dubitarne, e la persuasione sua trasfondeva in tutti i suoi conoscenti, e questi ai loro. I fatti dunque sussistevano; erano fuor del naturale; le cause venivano esibite dalla scienza e dalle opinioni del tempo; dalla giurisprudenza di allora le procedure.

L’esistenza però de’ notturni congressi non era così generalmente creduta che non trovasse contraddittori. Samuele De Cassini tolse a provare che il demonio non trasporta effettivamente queste donne, e solo in esse produce un’estasi, per la quale credono volare o trovarsi fra la moltitudine; ma Giovanni Dadone domenicano sostenne il volo talora avvenir realmente[242], e con lui sono frà Bartolomeo Spina maestro del sacro palazzo[243], frà Silvestro Mazzolino detto Priero, Paolo Grillandi legista fiorentino che dapprima le aveva negate[244], e fino Gianfrancesco Pico della Mirandola[245] in un libro, la cui occasione è così esposta da frà Leandro degli Alberti che lo vulgarizzò: — Essendosi scoperto l’anno passato qui quel tanto malvagio, scellerato e malefico giuoco della donna, dove è rinnegato, bestemmiato e beffato Iddio, e ancor conculcata con i piedi la croce santa, dolce refrigerio dei fedeli cristiani e sicuro stendardo, e dove ancor vi sono fatte altre biasimevoli opere contro della nostra santissima fede; il perchè essendo stato integramente investigato e ponderatamente conosciuto, e ancor proceduto giuridicamente dal savio e provvidente censore ed inquisitore degli eretici, furono da lui consegnati al giudice molti di questi maledetti uomini, i quali, secondo il comandamento delle leggi, fece porre sopra d’uno grandissimo monte di legne, e bruciarli in punizione delle loro scelleraggini ed anco in esempio degli altri. Or così di giorno in giorno procedendosi per estirpare e svellere questi cespugli di pungenti spine di mezzo delle buone e odorifere erbe de’ fedeli cristiani, cominciarono molti con ingiuriose parole a dire non esser giusta cosa che questi uomini fossero così crudelmente uccisi, conciossiachè non avevano fatto cosa, per la quale dovessino ricevere simile guiderdone; ma ciò che dicevano di detto giuoco, lo dicevano o per sciocchezza e mancamento di cervello, ovvero per paura degli aspri martirj. E non pareva verisimile che fossero fatti dagli uomini tanti vituperj all’ostia consacrata, nè alla croce di Cristo, e alla nostra santissima fede. E questo facilmente potevasi confermare, perchè molti di loro prima avendolo detto, di poi costantemente lo negavano. Per questi biasimevoli ragionamenti di giorno in giorno crescevano nel popolo simili mormorii: la qual cosa intendendo lo illustre principe signor Gianfrancesco, uomo certamente non manco cristiano che dotto e letterato, deliberò di voler intenderne molto integramente, e con sottili investigazioni conoscere così il fondamento come tutte le altre minime cose che erano formate sopra di esso, prima intervenendovi e ritrovandosi alle esaminazioni di quelli avanti dell’inquisitore, poi interrogandoli da sè a sè, parte per parte di detto scellerato giuoco, e degli abominevoli riti e profani costumi e scomunicati modi e maledette operazioni che ivi continuamente si fanno, e non solamente da uno di quelli, ma da gran numero; e ritrovandoli accordarsi nelle cose di maggior importanza, cioè sommersi in tanti sozzi vizj, siccome vero servo di Gesù Cristo, acciò che ciascuno si deva ben guardare dalle fraudi dell’antico nostro nemico, ed ancora per poterlo meglio in ogni luogo perseguitare, si pose a scrivere di questa rea, scellerata e perversa scuola del demonio...»

Gianfrancesco introduce la Strega a dialogar con uno che non vi crede (Apistio), il quale fa le objezioni del buon senso a tutte le confessioni di lei, mentre il giudice (Dicasto) adopera le formole giuridiche per provare che non sono illusioni, e sostenere la verità delle deposizioni di lei intorno al trasporto delle persone, ai sozzi convivj, alle infande nozze, all’abuso del sacrosanto pane. E da altri processi egli raccolse d’un prete Benedetto, innamorato del diavolo in carne col nome d’Armellina, i cui piaceri esso preferiva a qualunque altro, e con essa discorreva fin per le piazze, sembrando mentecatto agli altri che non la vedeano; per amor di lei non battezzava i bambini, non consacrava le ostie, e all’elevazione le alzava capovolte, così eludendo i sacramenti. D’altri ancora egli sa, così presi d’un demonio in forma di donna, che voleano abbandonar piuttosto la vita; finchè quella gran fiamma ne era cacciata coll’altra fiamma destata d’una catasta di legna. E questi fatti sono comunissimi, tanto che confessano andare alla tregenda oltre due migliaja di persone.

La strega introdotta da Pico conviene d’aver mandato la gragnuola sui campi di suoi malevoli, uccisone il bestiame, succhiato il sangue di sotto le ugne de’ bambini, finchè morivano se essa medesima non vi desse rimedj, insegnatile dal demonio. L’incredulo insiste principalmente sul perchè dal demonio non domandasse denari; ed essa risponde averne anche avuti, ma che scomparvero, e l’attrattiva maggiore consistere sempre ne’ piaceri del senso. Il demonio permetterle tutti gli atti di cristiana, ma mentre assisteva ai divini uffizj dovesse sottovoce protestare come a menzogne, stralunare gli occhi, far atti di scherno, e la particola trarsi di bocca e conservare per profanarla poi alla tregenda.