[26]. Erano Serravalle, Menusiglio, Gorzegno, Bussolasco, Gisole, San Benetto, la Niella di Belbo, Fissoglio, Cravanzano, Serretto, Prunei, Loasio, La Scaletta, Carretto, Cairo, Montenotte, Rocchetta del Cairo, Miolia, il marchesato di Spigno, Bardinetto, Brovia, Rocca d’Arazzo, Rocchetta di Tanaro, Belvedere, Frinco, Vincio, Castelnuovo, Bruggiato, Montebercello, Rifrancore, Desana, Millesimo, colle frazioni di Cosseria, Plodio e Biestro, Arquetto, Ballestrino, Masino, Camerano.
[27]. De Gubernatis scrivea da Roma il 16 maggio 1690: — Giunse a questa Corte la notizia dell’eroica risoluzione presa da V. A. R. di arrischiare la sua reale persona e tutti i suoi Stati piuttosto di condiscendere alle dure ed inique condizioni, colle quali volea la Francia rendere come precaria quella sovranità. Tutta questa corte ha applaudito l’azione veramente forte ed invitta di V. A. R, e il popolo ne ha celebrato pubblici applausi con i Viva viva il duca di Savoja: e vengo assicurato che, dopo la liberazione di Vienna, non s’è mai udito a Roma un’allegrezza più universale».
[28]. Catinat, parlando della presa di Cavour, dice: On passa au fil de l’épée tout ce qui se présenta dans la ville; rien n’échappa à la fureur de nos soldats, qui, d’eux-mêmes et sans d’autres ordres que la présence de leurs officiers qui les conduisaient, attaquèrent la montagne et firent un grand carnage d’hommes, de femmes et d’enfants, qui s’y trouvaient: on fit pourtant ce que l’on put pour les retenir. La ville fut pillée et brûlée. Il y a eu plus de sixcent personnes tuées tant dans la ville, que dans la montagne. Mémoires, vol. I. p. 89.
[29]. Anche nel 1705, dopo che il duca ebbe chiarito guerra alla Francia, il maggiore della piazza di Torino pubblicò il premio di mezzo luigi per ogni Francese ammazzato. Il duca di Vendôme mandò dire che, per ogni testa di Francese, farebbe impiccare dieci Piemontesi. Abbiamo un editto del 5 gennajo 1702, dov’è ordinato a tutti i villaggi, cui s’accostino truppe cesaree, di toccar a martello, unirsi e ucciderle, sotto gravi pene. Annibale Visconti, comandante ai Cesarei, vi contrappose altra intimazione di far lo stesso verso gli Ispano-Francesi, colle comminatorie medesime.
[30]. Il Muratori, al 1696, scrive: — Mi trovava allora in Milano, e mi convenne udire la terribile sinfonia di quel popolo contro il nome, casa e persona di quel sovrano, trattando lui da traditore, e come reo di nera ingratitudine, che si fosse servito di tanto sangue e tesori degli alleati per accomodare i soli suoi interessi, con altre villanie che io tralascio. Ma d’altro parere si trovavano le persone assennate, considerando ch’egli, dopo aver liberato lo Stato di Milano dalla dura spina di Casale, ora, stante la cession di Pinerolo e la ricupera de’ suoi Stati, serrava in buona parte la porta dell’Italia ai Franzesi; con che si scioglievano i ceppi non meno suoi che del medesimo Stato di Milano. Se in quel bollore di passioni non riconobbe la gente questo benefizio, poco stette d’avvedersene; e tanto più perchè era incerto se, proseguendo la guerra, si fosse potuto ottenere tanto vantaggio».
[31]. De Gubernatis, ai 16 luglio 1697, scrive a Vittorio Amedeo di Savoja: — Sua Santità si inoltrò a dirmi che sarebbe necessaria la formazione di una lega di tutti i principi d’Italia contro chiunque tentasse di turbar la quiete direttamente o indirettamente. Interrogato il papa se entrerebbe nella lega, rispose liberamente e risolutamente di sì».
[32]. L’Olanda dal 1703 al 1711 pagò alla Savoja per sussidj due milioni seicenquarantamila corone: l’Inghilterra seicenquarantamila corone all’anno; e altre cinquantamila nel 1706, e centomila negli anni 9-10-11. Riccardo Hill fu inviato straordinario della regina Anna a Vittorio Amedeo; e la sua corrispondenza, pubblicata da W. Blackeley, offre curiose particolarità sulla storia di quel tempo. Egli scriveva: — L’esser rifuggito è ormai divenuto un mestiero. Gran differenza corre tra il profugo sui caffè di Londra e sulle frontiere nemiche».
[33]. Su questi tempi si ha uno sterminio di scritture, principalmente francesi. De’ nostri abbiamo la storia del marchese Ottieri, in sul principio abbastanza buona ma sempre gelata; e le Memorie di Agostino Umicalia, cioè del gesuita San Vitale. Vedi Charles Gay, Négociations relatives à l’établissement de la maison de Bourbon sur le trône des Deux-Siciles; Parigi 1853; e per i fatti guerreschi Pelet, Mémoires militaires pour servir à la guerre de la succession d’Espagne.
Le lettere dell’ambasciador veneto, pubblicate dal Mutinelli nel vol. IV della Storia arcana e aneddotica (Venezia 1859), informano a minuto di quei moti, tutti in favore dell’Austria, sopra i quali il Colletta passò di volo. Entrato poi don Filippo (1702), questo cattivavasi il popolo con indicibili magnificenze, col visitar le chiese, comunicarsi ripetutamente, e assistere colle lacrime al miracolo del sangue di san Gennaro. I nobili però protestavano solennemente contro ogni atto di sovranità che facesse quel che denominavano duca d’Angiò, e che il giuramento che dovessero prestargli sarebbe estorto a forza, nè li dispenserebbe dal favorire l’imperatore.
Nel seguente 1710, il miracolo del sangue non avvenne, donde grandissima desolazione e preghiere e «vivi sfoghi di penitenza. Tra le innumerabili pubbliche conversioni, nelle quali fu universalmente adorata la divina misericordia, si distinsero quelle dei tanti che si presentarono volontarj al tribunale del Sant’Officio a scoprirsi e ad accusarsi, alcuni per operatori di sortilegi, altri per seguaci di dottrine ereticali, e molti ancora per atei.... Un sì luttuoso disordine viene principalmente attribuito alle troppo scarse misure, alle quali resta ristretta l’autorità dell’accennato tribunale». Vol. IV, p. 486.