[43]. Il cerimoniale dell’entrata dell’infante e in Toscana e a Parma è distesamente riferito dal Gay, sopra la relazione d’un corriere di gabinetto toscano.

* La ricchissima cappella di pietre dure, annessa alla basilica Laurenziana, non fu mai terminata. Le casse contenenti i principi stettero lungamente l’una su l’altra, nelle volte sotterranee, dove infracidate, dettero agio a qualche sciagurato di insinuarvisi. Leopoldo II, volendo riparare alla vergognosa profanazione, dette carico, nel 1857, all’avv. regio Mantellini, al cavaliere Passerini e al prof. Bonaini di verificarne lo stato, per ricomporli entro nuove casse di noce affinchè potessero essere interrati.

Cinquanta casse furono ritrovate ed aperte, ventidue delle quali dischiuse e spogliate. La maggior parte non contenevano che ossa e polvere; alcune un cartellino di piombo col nome del sepolto.

In alcune si rinvennero gioje, ed in quelle dei granduchi medaglioni d’oro con la effigie loro e con rovescio allegorico. Nella cassa ove era il corpo del cardinal Carlo de’ Medici, vestito di abiti cardinalizj, con mitra in testa e cappello sui piedi, fu trovata una magnifica croce d’oro smaltata, che fu giudicata opera del Cellini, e un bellissimo anello vescovile con pietra smeraldina.

Terminata la verificazione, tutto fu riposto a suo luogo: le vecchie casse furon calate nelle nuove, ove fu posto un cartello in ottone, indicante qual fosse il corpo ivi giacente.

[44]. Il trattato di Torino, 26 settembre 1733, tra Francia e Sardegna è motivato così: Il est connu à l’univers que la maison d’Autriche abuse depuis longtemps du degré exorbitant de puissance auquel elle est montée; et qu’elle ne cherche qu’à s’agrandir encore aux dépens des autres. Non contente d’agir secrètement, elle n’a plus gardé de ménagements à se déclarer, voulant même disposer à son gré des royaumes sur lesquels elle ne peut s’arroger aucun droit: et c’est ainsi que l’empereur est venu à bout d’une partie de ses desseins, qui, ne tendant qu’à ôter toutes bornes à la puissance de sa maison, vont à renverser, toujours de plus en plus, cet équilibre tant désiré et si nécessaire.

Gay prova che la Spagna non accedette mai al trattato di Torino, in grazia delle pretensioni sulla Sardegna.

[45]. Il Muratori, che ha l’autorità d’un contemporaneo, racconta che il generale Filippi, ambasciatore cesareo a Torino, andò chieder conto al ministro Ormea della lega del Piemonte colla Francia e la Spagna, della quale si aveva notizia a Vienna. Ormea lo pregò a mettere tal domanda in iscritto; e sotto alla domanda scrisse: Questa lega non è vera. Il viglietto fu mandato a Vienna, e valse non poco a mantenere la persuasione pacifica: vista poi la bugia e chiesto come avesse ardito mentire sì francamente, l’Ormea spiegò che la lega era fatta colla Francia, ma non colla Spagna.

Nel dispaccio 12 febbrajo 1734 da Milano del marchese Villars al re di Francia leggesi: Le prince de Trivulce, arrivé de Vienne depuis peu de jours, m’a confirmé ce que j’avais déjà entendu de la haine terrible de l’empereur contre le roi de Sardaigne, et qu’il donnerait la moitié de l’Autriche pour pouvoir se venger de sa perfidie, répétant souvent que, pour le mieux tromper, il avait pris des investitures pour la Savoie, qu’on ne lui demandait pas.

[46]. Il Foscarini attesta che il Milanese «nodriva avversione grandissima alla Casa di Savoja, sotto di cui non avrebbe voluto capitare a verun patto», pag. 106; «presso ogni ordine di persone era in sommo detestata la dominazione savojarda», pag. 26. Il presidente De Brosses, che allora viaggiava in Italia, dice: Ce n’est pas que, si le roi de Sardaigne vient jamais à bout d’avoir Milan, il ne trouve de terribles difficultés à s’y maintenir, les Milanais ayant les Piémontais en exécration, et dans tout le reste de l’Italie ils ne sont guère moins odieux. Lettre XIV. Anche l’ambasciadore francese a Torino mostrava molta inquietudine delle preferenze de’ Milanesi: Tout cela prouve que les Milanais préféreraient la domination des Espagnols à celle du roi de Sardaigne. Archivj del deposito di guerra, 2810. 88.