[113]. Gli argomenti di lui contro la pena di morte sono gli identici di Rousseau, e vennero confutati da Kant, il quale, movendo da tutt’altro principio che i teologi, pure anch’esso desume il diritto di punire da leggi morali e dalla responsabilità umana; e si propone per iscopo non il prevenire altri delitti, ma la soddisfazione della giustizia, e la riparazione ed espiazione della colpa. Nella traduzione del Beccaria per Collin de Plancy, 1823, sono recati tutti i commenti di Voltaire, Diderot, ecc.
Questi ultimi anni, furono assai controversi i meriti del Beccaria, e i lavori antecedenti possono vedersi riepilogati nel discorso di Faustino Hélie, anteposto all’edizione di Parigi 1856, il quale sostiene che Beccaria non solo sbrattò dalle false teorie, ma preparò i materiali a una nuova, che combinasse le due scuole opposte.
(Il Cantù ne trattò a pieno nel libro Beccaria e il Diritto penale). (Gli Editori)
[114]. Ecco un altro canone, esagerato per impedir l’abuso che se ne faceva, e inapplicabile coll’inesattezza del linguaggio. Puramente dichiarativa diremo l’interpretazione in quanto nè toglie nè aggiunge ai testi, ma le compete di dichiarare il senso virtualmente compresovi, a seconda dello spirito del codice tutto, delle disposizioni analoghe, del valore delle parole adoperate.
[115]. «Chiunque può sospettare di vedere in altrui un delatore, vi vede un inimico. Gli uomini allora si avvezzano a mascherare i proprj sentimenti, e coll’uso di nasconderli altrui, arrivano a nasconderli a se medesimi... E di questi uomini faremo noi gl’intrepidi soldati, difensori della patria e del trono?... Chi può difendersi dalla calunnia quando ella è armata dal più forte scudo della tirannia, il segreto? Qual sorte di governo è mai quello, ove chi regge sospetta in ogni suo suddito un nemico, ed è costretto, pel pubblico riposo, di toglierlo a ciascuno?» § IX.
[116]. E se la natura de’ processi condannasse uno ad evidenza innocente? o si scoprisse tale dopo proferita la sentenza? o egli mostrasse pentimento e certezza d’emenda? o riuscisse a far un’azione di sommo vantaggio sociale o merito morale?
[117]. Di tale noncuranza della famiglia, oltre le dottrine d’Elvezio, han colpa in parte i casi di lui. Invaghitosi di Teresa De Blasco, men ricca di lui, suo padre volle distornelo col farlo tenere quaranta giorni in arresto. Uscitone, egli la sposò, ma non potè condurla in casa finchè non fu madre. Morta lei, Cesare dopo quaranta giorni si rammogliò con Anna Barbò. Anche nel Verri ricorrono spesso questi lamenti della tirannide paterna, che teneva i figli nella povertà e nell’ignoranza per non esserne soverchiati.
Non posso accettar le discolpe che vuol farne Camillo Ugoni (Della letteratura italiana, vol. II. p. 205; 1856): quell’articolo è de’ suoi più deboli.
[118]. Tutt’all’opposto, il Genovesi scriveva: — Un tratto della Provvidenza divina è l’aver voluto che gli uomini dipendano gli uni dagli altri, e che vi sia prima tra famiglia e famiglia, poi tra villaggio e villaggio, tra città e città, tra nazione e nazione uno scambievole legame di perpetuo interesse». Ma è notevole che il Beccaria stesso ammette questa solidarietà del genere umano, dicendo al cap. IV, part. II dell’Economia: — Fino ad un certo segno una nazione può prosperare a spese d’un’altra; ma al di là, la vera prosperità nostra produce la prosperità altrui, non essendo data agli uomini un’esclusiva felicità o miseria; chiaro indizio d’una secreta comunione di cose e d’una non intesa fratellanza, voluta dalla natura fra il genere umano, dalla quale la più profonda filosofia travede che i varj nostri interessi hanno una totale ed ultima dipendenza dalla virtù: onde sì belle contemplazioni possono elevar l’animo nostro dalle piccole e servili viste del privato interesse, nelle serene e tranquille regioni della giustizia e della benficenza». E l’uno e l’altro poi si contraddicono nell’applicazione, dai canoni di libertà e fratellanza deducendo vincoli ed esclusioni.
[119]. Luigi Bonaparte, presidente della repubblica francese, l’11 novembre 1849.