Una minuta descrizione dello Stato veneto nel secolo passato fu fatta dal gesuita Tentori.
[184]. 28 maggio 1762. «L’anderà parte che, qualora il serenissimo principe, assistendo al senato, giudicasse conferente alla sua salute il levarsi, debba in questo caso esser accompagnato, come in figura privata, da due soli dei consiglieri e da un capo de’ XL, quali discendendo per la scala degli elezionarj, e trovando fuori del Pregadi il solito corteggio del suo cavaliere e de’ suoi scudieri, lo accompagneranno fino alle sue stanze. In tal modo rimanendo nel senato li quattro consiglieri e li due capi de’ XL, che si rendono necessarj per le pubbliche leggi, continuerà senza turbamento e interruzione alcuna la trattazione de’ pubblici incamminati affari, e libero il serenissimo principe dell’apprensione e pericolo di sua salute, potrà esser frequente ad assistervi, e col suo esempio dar eccitamento a tutti li cittadini destinati a formar il senato, ad esser sempre assidui al miglior bene di questa nostra adoratissima patria.
«E la presente sia stampata ed aggiunta alla promission ducale».
[185]. Dopo i trattati del 1603 e 1706 vennero a stabilirsi a Venezia tanti Grigioni, e tante botteghe v’aprirono, che la Repubblica temette pregiudicassero ai proprj sudditi, sicchè dichiarò sciolta l’alleanza nel 1766, i Grigioni sottoposti alle leggi della Repubblica, e vietato d’esercitarvi arti. Anche quando Clemente VII concesse portofranco ad Ancona e fiera a Sinigaglia, i Veneziani proibirono ai loro sudditi di recarvisi.
[186]. Nel viaggio del granduca Cosimo III nel 1664, pubblicato dal Moreni, si dice delle Benedettine di San Lorenzo: «È questo il più ricco monastero di Venezia, e vi sono sopra cento madri, tutte gentildonne. Vestono leggiadrissimamente con abito bianco come alla franzese, il busto di bisso a piegoline, e le professe trina nera larga tre dita sulle costure di esso: velo piccolo cinge loro la fronte, sotto il quale escono i capelli arricciati e lindamente accomodati, seno mezzo scoperto, e tutto insieme abito più da ninfe che da monache».
[187]. Era proverbio «la mattina una messetta, l’apodisnar una bassetta, e la sera una donnetta». Vedi Mutinelli, Gli ultimi cinquant’anni della Repubblica. Fu confutato come troppo rigoroso, ma «Non è, s’io scorgo il vero, Di chi l’offende il difensor men fiero».
[188]. Il Mutinelli adduce le spese fatte il 2 maggio 1796 per l’ingresso di Almorò Pisani come procuratore di San Marco; le quali ammontano a lire 93,635, oltre il pane e vino. Il ritratto del procuratore, inciso a Londra dal Bartolozzi, costò cento ghinee.
[189]. Sono descritte anche dal Cicogna nelle Iscrizioni venete.
[190]. Fu difesa tal pratica nell’opuscolo Delle celebri carte che invocano e protestano immacolata la concezione di Maria, e loro uso se sia da permettersi. Padova 1752.
[191]. Don Antonio Montagnano d’Udine stampava contro i beni posseduti da manimorte.