L’applicazione delle scienze all’arte già era ben avviata, e nel 1791 cinquantacinque cittadini di Chiavari, atteso «li considerevoli vantaggi che veggonsi ridondare dalle società, sotto diversi nomi stabilite in quasi tutte le città d’Europa, indirizzate a migliorare l’agricoltura, le arti, il commercio, e da quella massimamente da pochi anni erettasi nella capitale di questa Serenissima Repubblica (Genova)» ne istituirono una nella loro città, la quale faceva un’esposizione annuale de’ prodotti dell’industria, cominciando il 2 luglio 1793. Ma Genova ne aveva già fatto una nel 23 giugno 1789. A Parigi la prima si fece il 22 settembre 1798 (1 vendemmiale, anno VII).
[221]. Sulle stregherie e le nate quistioni dicemmo nel tom. X, pag. 357. — Circa il 1745 una fanciulla cremonese emetteva sassi, aghi, vetri, ecc. Il signor Paolo Valcarenghi cercò spiegar questi fatti, e tenner dietro moltissimi scritti, e migliore quel del canonico Cadonici asserendo che filosofavano sopra una baja. Vedi Zaccaria. Si ha a stampa la Difesa di Cecilia Fargò inquisita di fatucchieria a Napoli il 1770, fatta dall’avvocato Giuseppe Raffaele.
[222]. C. G. A. Von Winterfeld, Giovanni Gabrieli e il suo tempo; storia dell’età più florida del canto sacro nel XVI secolo, e del primo svolgersi dell’odierna musica, soprattutto nella scuola veneziana (ted.). Berlino 1834.
[223]. G. R. Carli, Opere, vol. XIV.
[224]. Gasparo di Salò pare insegnasse l’arte de’ violini a Gianmarco da Busseto che fu capo della scuola cremonese, attorno al 1580, e da cui deriva Andrea Amati. Dopo questo cominciò a lavorare Gianpaolo Magini bresciano, che diede al violino la forma qual conservò poi sempre.
[225]. «I preti italiani sanno molto bene che Vienna è un buon paese per loro. Una volta ci venivano a folla. Dicevano la messa, e facevano i r...., cosa che recava loro più entrata che una parrocchia in Italia. Il cardinal Migazzi poco avanti la mia partenza diede a tutti costoro la caccia. Questo mi ha procacciato il mezzo di conoscere con più comodo il famoso abate Metastasio, col quale io non aveva potuto fin allora far conoscenza, perchè l’avevo sempre trovato assediato da una truppa di preti calabresi, napoletani e fiorentini, che facevano in casa sua un tafferuglio del diavolo. Questo gran poeta è la miglior pasta ch’io mi conosca. Non credo che ci sia persona al mondo che possa lamentarsi di lui. Egli è ancora bellissimo, benchè molto avanzato in età. Mi è stato detto che a’ suoi tempi egli era innamoratissimo; ed io lo credo benissimo, perchè non ci fu mai uomo al mondo che abbia così ben conosciuti i differenti caratteri delle passioni com’egli, ed abbiali così bene e naturalmente espressi. Tutti gli altri poeti di tutte le nazioni e di tutti i secoli sono rispetto a lui, in questo punto, un nonnulla. Egli è altresì il poeta il più armonioso e il più naturale di tutti quelli che io ho letto. I poeti francesi non la pensano così. Ma il Metastasio è di continuo cantato da tutte le donne, da tutti gli amanti, e da tutti quelli finalmente che cantano per le strade e ne’ teatri. E cogli altri poeti non si fa così. Ma questo gran poeta è troppo dabbene; e la sua dabbenaggine ha guastato molti Italiani. Tutti i cattivi poeti dell’Italia si sono messi a mandargli le loro composizioni; ed egli per disgrazia si è messo a rispondere a tutti, che le loro poesie erano tutto quello che il genio sapeva produrre di più bello. Sì fatti elogi incoraggiarono un gran numero di matti; e l’Italia insensibilmente venne ad esser ripiena di quanto la pazzia sa produrre di più detestabile». Lettere scelte d’un viaggiatore filosofo.
[226]. Lungo sarebbe nominare tutti gli autori di drammi musicali, come Vincenzo Rota padovano, il Calsabigi, i napoletani Gaetano Andreozzi e Angelo Tarchi vissuto fin al 1814. Nicola Isouard nato a Malta, cresciuto a Firenze, ove fece il Bottajo, Rinaldo d’Este, l’Avviso ai maritati, in Francia scrisse il Medico turco, Bacio e Quitanza, sempre peggiorando di stile perchè ascoltava i consigli dei pretesi maestri e aspirava all’assenso dei giornalisti: fece anche libretti francesi, di cui il più applaudito e forse il peggiore è Cendrillon.
[227]. Il padre Giovenale Sacchi ci lasciò una Vita del Farinelli (Venezia 1784), dove assicura che questo andava dal re a mezzanotte, e vi stava fin verso le quattro, e cantava ogni notte tre o quattro arie, ma quasi sempre le stesse: è infallibilmente una similitudine presa dall’usignuolo. Aggiunge che per opera sua fu sanato il letto del Tago presso la villa d’Aranjuez, introdotta l’Opera italiana a Madrid, e molte macchine al teatro sotto la direzione del bolognese Giacomo Bonavera; grande attenzione poneva al vestire e alla condotta degli attori; e procacciava molti divertimenti e sorprese al re. Un grande gli esibì quattrocentomila piastre se gli facesse ottenere il viceregno del Perù; ed egli rispose che la sola cosa che potesse fargli ottenere, si era un palco nel teatro regio. Un altro gli mandò una cassetta di monete, ed esso la rimandò dicendo non aver bisogno di denaro; quando n’avesse bisogno, sarebbesi confidato nella bontà del re. Invece raccomandando caldamente un signore per un’alta dignità, il re gli disse: — Ma non sai ch’egli è tuo nemico e sparla sempre di te? — Lo so, maestà; ed è questa appunto la vendetta che desidero farne». Il Montemar avea menato d’Italia una caterva di virtuosi, e quando egli cadde di grazia restarono senza pane: ma il Farinelli provvide a tutti, sicchè fu chiamato padre degli Italiani: singolarmente protesse la milanese Teresa Castellini. Il tremuoto di Lisbona gli diede occasione di larghissime beneficenze.
[228]. Vedi le opere del Chiari, massime il Teatro moderno di Calicut. Chi voglia cercar le Memorie di Lorenzo Da Ponte cenedese, poeta da teatro, vedrà come Vienna s’agitasse per quistioni teatrali, per le emulazioni fra lui, il Granera, il Casti poeti, e fra i maestri Salieri, Paisiello, Mozart.
[229]. Calogerà, Opere, L. 407-410; — Chiari, Lettere scelte, II. 147.