Et décide en juge suprême

Au tribunal de la beautè.

Sa lyre, aux beaux arts consacrée,

Longtemps par ses divins accords

Se fit entendre sur les bords

Et de la Seine et de la Sprée, etc.

[245]. Nelle lettere sull’epigramma descrive piacevolmente una sua visita a Voltaire. Questi, invitato poscia dal Bettinelli a visitarlo a Verona, rispondeva: — Ben vedete che non mi dee garbare il venir in paese, ove alle porte della città sequestrano i libri che un povero viaggiatore ha nella sacca; non posso aver voglia di chiedere a un Domenicano licenza di parlare, di pensare, di leggere; e vi dirò schietto che cotesta vigliacca schiavitù dell’Italia mi fa orrore. Credo la basilica di San Pietro assai bella, ma amo più un buon libro inglese scritto liberamente, che centomila colonne di marmo».

[246]. Sulla poesia scritturale.

[247]. Anche un altro Gesuita fece strillare le nostre mediocrità, lo spagnuolo Arteaga, arguto e pungente autore delle Rivoluzioni del teatro musicale, il quale appose alla lingua nostra d’esser pusillanime, e che nella prosa ci manchi «uno scrittore che riunisca i suffragi della nazione». Egli ripetea che la letteratura non dev’essere «ministra di divertimento e di piacere», ma «strumento di morale e legislazione» (tom. I. pag. 183; tom. III. pag. 95; e altrove).

[248]. Alle sue omelie fece critica sanguinosa il padre Paolo Sopransi carmelitano milanese, la quale attirogli taccia di giansenista, e persecuzioni e confutazioni altrettanto esagerate.