Morte. Se tu me potisse dare quanto se potè ademandare, no te scampara la morte se te ne vene la sorte.

Sugli orli corre questo scritto:

† mille laude factio a dio patre e a la santa

trinitate che due volte me aveno

scampato e tucti li altri foro annegate.

Francischino fu dr. Brignale feci fare

questa memoria ale m. CCCLXI de

lo mese de agusto XIIII indiccionis.

Ben anteriore sarebbe la cronaca di Giovanni Villani, ma fu raffazzonata da Leonardo Astrino di Brescia nel 1626, colla pretesa di quello alla prima composizione restituire. Dal Pelliccia[164] recasi un istrumento del 1208, ove si sente quel dialetto, ma sono avvertito che è falso. Teniamo però questo «Banno et commandamento per parte de monsignor lo re Lanzolao re di Sicilia etc. che Dio lo salva e mantenga etc. de lo vicemiralia de lo ditto riame per parte de la maiestà de lo ditto segnore re, che ben se guarde omne pescator che va pescanno che non pescano a li mari de s. Pietro ad Castello senza licenzia de li gabellotti ad pena de uno augustale per uno, et chi lo accusa ne avrà lo quarto».

Gio. Boccaccio ha una burlevole «pistola in lingua napoletana», che comincia: «Facciamote, caro fratiello, a saperi che, lo primo jorno de sto mese, Machiuti filiao, et appe uno biello figlio masculo, che Dio nee lo garde, e li dea bita a tiempo e a hiegli anni ecc.». Egli sul miserando caso della Lisabetta di Messina cita una canzone, usata dai Siciliani, i cui primi due versi