Qual esso fu lo mal cristiano

Che mi furò la grasta?

son di fatto del dialetto di Sicilia.

Giovan Villani fiorentino fa parlare molti nel dialetto ad essi natio, e da quei di Sorrento dire a Ruggero di Lorìa:

«Messere l’ammiraglio, come te piace, da parte del comune de Surienti; istipati queste palombole, et prindi quissi augustarj per un taglio de calze, e piazesse a Dio, com’hai preso lo filio, avessi lo patre».

Una cronaca della morte di Manfredi leggesi nel lavoro del De Renzi sopra Gio. da Procida, pag. 234: come un’altra cronaca a pag. 299.

Matteo Spinelli da Giovenazzo, dal 1247 al 68 vergò le cronache napoletane mescendovi il dialetto del suo paese (Rer ital. Scrip., tom. VII):

«Me venne proposito di notare, per una delle gravi cose successe in vita mia, lo fatto di quisto messer Rugiero de Sanseverino, come me lo contao Donatiello di Stasio da Matera servitore suo. Me disse che, quando fo la rotta da casa Sanseverino allo chiano de Canosa, Aimario de Sanseverino cercao de salvarse, et fugio inverso Biseglia per trovare qualche vasciello de mare, per uscirne da regno. Et se arricordao di questo Rugiero, che era piccierillo di nove anni; et se voltao a Donatiello che venia con isso, et le disse: A me abbastano questi dui compagni: Va, Donatiello, et fòrzati di salvare quello figliuolo. Et Donatiello se voltao a scapizzacollo, et arrivao a Venosa alle otto ore, et parlao allo castellano; et a quillo punto proprio pigliao lo figliuolo, et fino a quaranta augustali, et un poco di certa altra moneta, et uscio dalla porta fauza, senza che lo sapesse nullo de li compagni, et mutao subito li vestiti allo figliuolo et ad isso, con un cavallo de vettura, con nu sacco di ammandole sopra, pigliaro la via larga, allontanandose sempre da dove poteva essere conosciuto»[165].

Si accosti questo scrivere a quello di Ricordano Malespini fiorentino. Il quale dice aver cominciato il 1200 la storia sua; e forse vi corre sbaglio, ma ad ogni modo passò finora pel primo che scrivesse storie in toscano[166].

«Io Ricordano fui nobile cittadino di Firenze della casa de’ Malespini, e ab antico venimmo da Roma. E’ miei antecessori, rifatta che fu la città di Firenze, si puosono presso alle case degli Ormanni in parte, e in parte al dirimpetto delle case dette degli Ormanni; e dirimpetto alle nostre case era una piazzuola, la quale si chiamava la piazza de’ Malespini, e chi la chiamava piazza di Santa Cecilia. E io sopradetto Ricordano ebbi in parte le sopradette iscritture da un nobile cittadino romano, il cui nome fu Fiorello: ebbe le dette iscritture di suoi antecessori, scritte al tempo, in parte quando i Romani disfeciono Fiesole, e parte poi; perocché ’l detto Fiorello l’ebbe, che fu uno de’ detti Capocci, il quale si dilettò molto di scrivere cose passate, ed eziandio anche molto si dilettò di cose di strologia. E questo sopradetto vide co’ suoi proprj occhi la prima posta di Firenze, ed ebbe nome Marco Capocci di Roma».