Fra Bonvexin de Riva ven parla mo de frescho.
Esso frà Bonvicino ha un dialogo fra la Madonna e un villano, che comincia:
Chi loga se lumenta lo satanas rumor
D’la verzene Maria matre del Salvator;
e anch’oggi in villa dicono chi loga per qua (hoc loco) e lumentà per ricordare, rammentare.
In questo poeta già avvertimmo la formazione della conjugazione odierna mediante l’affissione del verbo ausiliare.
E che il dialetto milanese già si parlasse anteriormente, lo raccogliamo dal trovare, nel poeta Cumano che cantò la guerra decenne contro i Comaschi, nominati un Pagano prestinaro, un araldo Pandisegale: sull’arco che i Milanesi eressero dopo riedificata la patria nel 1174, son nominati Passaguado da Setara, Arnaldo de Mariola, Gerardo de Castagnianega, prevede per prete, che sono pronunzie ancora usate. A difesa del carroccio i Milanesi istituirono la compagnia de’ Gajardi, e n’era capo un di Monza, detto Mettefogo: parole del dialetto; come sono i cognomi usitati in quel tempo, Bragacurta, Bragadelana, Cavazocco, Brusamonega, e simili. Anche a Brescia trovo nel 1177 Martinus Petenalupi, Ogero de Cavalcacane; e nel 1192 Landolfo Scanamojer, Carnevale de Codeferro, ecc.
Agli incunabuli della stampa appartiene El vocabolista ecclesiastico ricolto et ordinato dal povero sacerdote de Christo frate Johanne Bernaldo savonese, stampato a Milano per Leonardo Pachel, 1489, nel quale son registrate parecchie voci nel dialetto milanese vive fin oggi, quantunque egli vi desse la terminazione italiana; come aguccia ago, amolato arrotato, assetarse sedersi, barba zio, brancata manciata, camola tignuola, copo tegola, dar fora pubblicare, despresio malizia, fiadare respirare, fidigo fegato, fronza fronda, gera ghiaja, gialdo giallo, la grassa l’adipe, impressa in fretta, ingualare eguagliare, lentigia lenticchia, lisca carice, lumisello gomitolo, meda mucchio, messedare mescolare, mezena lardone, mocare smoccolare, morone gelso, mufolento ammuffito, pagura paura, rampegar arrampicare, rognoni arnioni, rosegato roso, sbadagiare sbadigliare, scarcare sputare, scoder riscuotere, semeso sommesso, sesa siepe, spegazzato imbrattato, temporito precoce.
A Gabriele Rosa fu esibita una composizione in bergamasco, che nell’archivio notarile di Bergamo esisteva fra istrumenti privati in un volume di pergamena del 1253, sicchè vorrebbesi crederla dell’anno stesso. Sarebbe dunque anteriore a tutti questi saggi di dialetti; ma per ciò appunto si desidererebbero più concludenti prove d’autenticità, e meglio ancora un fac-simile.
Il Lasca, negli Inganni, atto III. 5, introdusse un Pider da Valsassina che parla il suo dialetto; e così si fa in altre commedie del Cinquecento, ma in modo sì sformato, da non riconoscersi più il lombardo. Anche Franco Sacchetti fa parlare molti in dialetto, massime in friulano e genovese; ma sempre piccol conto si può fare sopra chi riporta vulgari altrui. Perciò fallisce la prova fatta dal Salviati di tradurre in milanese una novella del Boccaccio[202]; e perfino la più diligente disquisizione in tal proposito pubblicata testè dal signor Biondelli.