Pel dialetto piemontese è a veder la traduzione degli statuti della società di S. Giorgio di Chieri, pubblicata dal Cibrario nel t. II, p. 287 della Storia di Chieri e assegnata al secolo XIV[203]. Del qual tempo sembra pure un uffizio ad uso de’ confratelli disciplini di Saluzzo, ove sono 32 laude in un cattivo italiano che tirerebbe al veneto. P. e.:
Or s’aprossimo lo tempo che lo rey del paradiso
Si dey nascer da una vergen como n era empromisso
Deo pure n’a tramisso lo so figlol glorioso
L’agnelo sanza peccao Ihu Xre pietoso, ecc.
Inoltre vi sono diciotto recomendaciones in vero piemontese.
Non mancò chi tolse a provare che il piemontese forse più ch’altri dialetti ritenne del latino, perocchè dice ses e sömo da es e sumus; is, ist pronomi; om, dom, magister, liber, papaver, cadaver, setember, otober, par, dispar, vas, sal, gius, ses, dominica, fumela, pansa, spuè, stranuè, (da spuere e sternuere, anzichè dal frequentativo), fenestra, ceresa, ecc.; modi comuni, del resto, ai parlari dell’Italia alpina.
Del principio del 1300 si ha una cronaca saluzzese di Gio. Andrea Saluzzo signor del Castellaro, in rozzo italiano misto a parole prette piemontesi, come gesia, eschalero (scala), quiglieri (cucchiaj), governore (governatore), servanta (serva), fruita (frutta), largour (larghezza), Menia (Domenica), chatar (comprare), rabelar (strascicare), penta (dipinta) ecc.
Delfino Muletti, nelle Memorie di Saluzzo, vol. iv, reca delle laude del 1400 nel dialetto saluzzese, e una iscrizione posta il 1403 sulla chiesa di San Sebastiano: ma questa può piuttosto dirsi in rozzissimo italiano che in dialetto; quelle orazioni sono l’anello fra il dialetto piemontese e il valdese, che si connette con quei della Linguadoca:
«Noe ce tornerema devotament al altissim De nostro Segnor Yhu Christ, da qual venen tuit gli bin e tute le grasie che nos n’a dait grasia en cast beneit di de fer questa disciplina ch’el nos dea grasia che noi la pussèm e voglièm fer a tuit gli temp de la nostra vita al sò los, onor e gloria, e a recordament de la soa santissima passion, e a esmendament di nostri peccai, asiò che quant noi passerema da questa misera vita, el nos condua tuit a la gloria de vita eterna».