Cozoiauloidos eso: omina enimvero
Ad patuila’ ose’ misse Jani cusiones.
Duonus Cerus eset, dunque Janus vevet
... Melius eum regum.
Che s’interpreta: Choroiauloidos (re dei canti) ero: omina enimvero ad patulas aures misere Jani curiones. Bonus Cerus (nome mistico di Giano) erit, donec Janus vivet. Melior eorum regum. Si sa che il carme Saliare è forse il monumento più antico; Varrone lo dice prima verba poetica latina (lib. VI), e nomina Elio valentissimo latinista, che cercò interpretarlo, pure molte cose lasciando oscure (lib. VII).
La scoperta del canto degli Arvali nel 1778, quando non avesse altra importanza, attestò quanta mutazione la lingua subì dal tempo di Romolo, a cui forse risale, fin al tempo delle XII Tavole. I frammenti di queste ci vennero trasmessi modificati. Quintiliano[26] dubita se i Salj intendano essi stessi il loro proprio canto; sed illa mutari vetat religio, et consecratis utendum est; scrupolo che non cadeva sulle leggi, i cui vocaboli erano perciò svecchiati.
Oltre l’iscrizione posta a Duilio nel 494 di Roma, dopo la prima vittoria navale sopra i Cartaginesi, che vedesi in Campidoglio sotto alla colonna rostrata, nel 1780 scopertesi le tombe degli Scipioni, se ne trassero epitafj, che sono documenti, non trascritti come i predetti, ma autentici e originali. Il più antico è di Cornelio Barbato, console nel 456 di Roma, 298 av. Cristo, e dice:
Cornelius Lucius Scipio Barbatus
Gnaivod (GNAEO) patre prognatus fortis vir sapiensque
Quoius (CUJUS) forma virtutei parisuma fuit