Notevole progresso dell’alfabeto latino è l’aver indicato le lettere non con denominazione speciale, ma col puro suono di ciascuna; e mentre il greco dice alpha, beta, gamma, delta, l’ebraico alef, bet, ghimel, dalet, lo slavo as, buki, viedi, glacol, dobra, il romano disse a, be, ce, de. Peccato che abbia posto senza ragione la vocale or prima or dopo dell’articolazione, dicendo ef, el, er, invece di fe, le, re; e dispostele a capriccio, anzichè secondo gli organi o la natura loro propria.
La forza delle armi e la espansione del cristianesimo resero quest’alfabeto quasi universale in Europa, adattandolo ciascun popolo all’opportunità dei nuovi idiomi; in esso fu conservato il poco che ci rimane de’ parlari celtici; Ulfila, con alcuni cambiamenti, lo adattò al gotico, donde venne il tedesco d’oggi; anche molti popoli slavi il piegarono ai suoni di lor favella, mentre altri si valsero del greco.
Del resto è noto che scriveasi colle lettere da noi chiamate majuscole, e tardi come tachigrafia s’introdusse il corsivo. Però dalle iscrizioni graffite sulle mura di Pompej appare un altro alfabeto, usitato dai Latini, che chiameremmo lineare, con lettere quasi affatto fenicie, eccetto il g che è tutto latino; e formate di lineette disunite, quasi a modo dei caratteri cuneiformi. Probabilmente era consueto nei paesi de’ Vestini, de’ Rutuli, de’ Marsi, de’ Marrucini, anteriormente al latino.
Vedi Garrucci, Iscrizioni graffite sui muri di Pompej. Bruxelles 1853.
Massmann, Libellus aurarius, sive tabulæ ceratæ romanæ in fodina auraria apud Abrudbangam oppidulum transylvanum nuper repertæ. Lipsia 1840. Parla molto del corsivo latino.
§ 4º Latino primitivo.
«Le parole de’ prischi Latini sentivano d’aglio e cipolla», scrive Varrone. Dov’eransi accolti uomini di ogni paese, si poteva ripromettersi unità ed armonia nella lingua? Schiusa a tutte le importazioni, sottomessa a tutte le influenze successive, cambiava continuo fra tanto movimento. Al tempo di Polibio non erano più intelligibili i trattati conclusi coi Cartaginesi dopo la cacciata dei re: Τηλικαύτη γὰρ ἡ διαφορὰ γέγονε τῆς διαλέκτου, καὶ παρὰ Ῥωμαίοις, τῆς νῦν πρὸς τῆν ἀρχαῖαν, ὥστε τοὺς συνετωτάτους ἔνια μόλις ἐξ ἐπιστάσεως διευκρινεῖν (iii. 22).
Il radunare tutti i frammenti che ci rimangono della lingua latina, per accompagnarla via via sinchè si trasforma in questa nostra italiana, sarebbe necessario prodromo alla conoscenza de’ classici; noi nol faremo che quanto è mestieri al tema assunto.
Regnante Tarquinio Superbo, Sesto e Publio Papirio raccolsero le Leggi Regie romane; ma del codice Papiriano restano solo alcuni frammenti. Ulpiano tramandò questa legge di Romolo: Sei pater filium ter venunduit, filius a patre liber esto; e Festo quest’altra, anteriore a Servio Tullio: Sei parentem puer verberit, ast oloe (ille) plorasit, puer direis parentum sacer estod; sei nurus, sacra direis parentum estod.
In Varrone abbiamo un frammento del carme dei Salj, così disposto dal Grotefend[25]: