L’asse, prima unità monetaria romana, era una libbra da dodici oncie di bronzo non coniato, æs rude. Un’impronta vi si pose sotto Numa o Servio Tullio, che fu una pecora, donde il nome di pecunia.

La prima moneta d’argento fu battuta nel 485 di Roma, ed era il denaro (dena æris), equivalente a dieci assi di bronzo: sua metà fu il quinario; suo quarto il sesterzio, sesquitertius, cioè due assi e mezzo. Per comodo di cambio ebbero la libella = 1 asse, o ad una libbra di rame; la sembella = 1⁄2 libbra; il teruncio = 1⁄4 libbra. In una libbra v’avea quaranta denari d’argento e voleansi dieci assi per fare un denaro, sicchè la proporzione del rame all’argento era :: 400:1.

Al fine della prima guerra punica, l’asse fu ridotto da dodici oncie a due; e quindi il denaro a 1⁄84 della libbra, ossia grani 73 333; essendo il grano di marco = 0 0531 gramme di peso metrico. La proporzione dunque fra l’argento e il rame monetato era :: 84 × 10 : 6, ossia :: 140:1. Nell’anno di Roma 536, l’asse fu ridotto al peso d’un’oncia, e il denaro, senza alterarne il valore, fu alzato a sedici assi, il quinario a otto, il sesterzio a quattro; onde la proporzione dell’argento al rame coniato stette :: 112:1. La legge Papiria del 562 abbassò l’asse a mezz’oncia di rame; il denaro restò uguale, e valse ancora sedici assi; quindi la proporzione fra il rame coniato e l’argento fu :: 1:56. Ma non era un valor mercantile, bensì arbitrario; l’asse non restava più che moneta di conto; e unità monetaria divenne il sesterzio.

Questo sestertius non va confuso col sestertium, moneta di conto che valea mille sesterzj. Spesso negli autori si trova sestertium, genitivo contratto di sestertiorum. È marcato IIS o HS, cioè assi due e mezzo: e cogli avverbj semel, bis, ter, decies esprime 100,000 sesterzj, presi una, due, tre, dieci volte. Così ter HS varrà 300,000 sesterzj.

I Romani nel 547 batterono la prima moneta d’oro alla ragione di uno scrupolo per venti sesterzj; e abbiamo di tali monete coll’impronta del XX, XXXX, IX. La libbra romana è ducentottantotto scrupoli; perciò conosciuto il peso dello scrupolo, s’avrà la libbra. Le esperienze più squisite diedero grani 6154.

Mentre da principio in Roma l’aureus si riferiva allo scrupolo, dappoi si riferì anch’esso alla libbra, come il denaro. Tale cambiamento non sappiano bene quando si facesse, ma pare dopo Cesare; quantunque Eckhel (Doctrina nummorum) neghi che durante la repubblica siansi coniate monete d’oro, per la ragione che troppo bello n’è il conio, e somiglia a quello de’ Siciliani e de’ Campani. Ma Roma non poteva adoperare a ciò qualche Greco?

Dopo il 705, la moneta d’oro fu la quarantesima parte della libbra, e venticinque denari di valore. La proporzione dunque fra i due metalli era

:: 40×25 84 : 1,

ossia press’a poco come 12 a 1.

Ai tempi d’Erodoto, l’oro valea tredici volte l’argento; a quelli di Platone, dodici; alla morte di Alessandro, dieci; e così al tempo del trattato fra gli Etolj ed i Romani.