L’avvenimento di Cristo profetoe,
Nella Bucolica sua di valore...
In mezzo a Roma fece un gran fuoco che ardeva continuo, a ristoro de’ poveri, e con un arciero che ver quello tendeva una freccia: un imperatore sperando che questa indicasse qualche tesoro, fece scoccare quella freccia, ed essa colpì il fuoco e lo spense per sempre. Nel palazzo imperiale inalzò tante statue quante erano le provincie dell’impero, con campanelli al collo; e qualunque volta una provincia si ammutinasse, la statua corrispondente scotevasi e sonava, talchè gl’imperatori sapevano ove dirigere l’esercito. Fabbricò uno specchio alto ben cento piedi, sicchè illuminandolo rischiarava tutta la città, oltre che indicava i ladri, i nemici, le guerre. Combinò pure una gola di rame, nella quale chi fosse sospettato di colpa metteva la mano per purgarsi; e se era innocente, la ritirava senza pericolo; se mentiva, non potea ripigliarla finchè non avesse palesato la verità.
Ma l’uomo è soggetto a peccare, massime per amore, e Virgilio vi cascò; il quale da una nipote d’Augusto si lasciò gabbare in modo, che essa, consigliata da un cavaliero suo vago, il persuase a salir da lei entro un paniere che gli calò dalla finestra: ma come fu a mezz’aria, ivi lo tenne sospeso, talchè la mattina tutti si preser la baja di lui. Il poeta se ne vendicò in terribile modo, facendo che in tutta Roma non si potesse più aver fuoco o lume, se non dalle parti posteriori della sua tiranna: beffarda beffata.
La donna in quattro piè posta si giace,
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Per foco va a chi bisogno face.
L’uno all’altro dar foco non potìa,
Perchè e l’uno e l’altro s’ammorzava;
Per sè ogni casa tor ne convenìa.