| Altre entrate straordinarie. | ||||
| Entrate di decime di case e di possessioni nel dogato | » | 25,000 | ||
| Pro d’imprestiti che si pagano de’ contanti la metà delle decime, e l’altra si tiene in camera | » | 15,000 | ||
| Possessioni di fuori e case di stazio | » | 5,000 | ||
| Preti per le entrate loro | » | 22,000 | ||
| Giudei da mare per le decime, due all’anno | » | 600 | ||
| Giudei da terra ducati cinquecento per decima, due decime | » | 1,000 | ||
| Decime della mercatanzia | » | 16,000 | ||
| Noli e gioje, cioè entrate | » | 6,000 | ||
| Tanse e cambj | » | 20,000 | ||
| 1,131,400 | ||||
| Nota che s’ha da diffalcare dalla entrata, per le persone impotenti a pagare | duc. | 6,000} | 37,500 | |
| Per la metà della decima de’ pro della camera degl’imprestiti | » | 7,500} | ||
| Pei preti, da essere diffalcati pel patriarca | » | 2,000} | ||
| Per la mercatanzia, l’entrata | » | 6,000} | ||
| Per noli e gioje | » | 4,000} | ||
| Per tanse e cambj | » | 12,000} | ||
| Restano | 1,093,900 | |||
AGGIUNTE E CORREZIONI
Vol. I, pag. 190, linea 28, aggiungi in nota:
Nel Congresso internazionale geografico del 1875 a Parigi si disputò sopra i Galli, invasori dell’Italia nel V e IV secolo a. C., se provenissero dalla valle del Danubio, o dal centro della Gallia, e si conchiuse per quest’ultima opinione.
Pag. 433, aggiungi in nota:
Nuova luce alla storia civile di Roma hanno recato le scoperte recenti di iscrizioni, di monete, principalmente di tavole, fra cui preziosi i bronzi di Ossuna in Spagna, che fecero comprendere necessario uno studio nuovo e profondo del governo municipale di Roma. Sigonio, Paolo Manuzio, Rosino (De Roszfeld) ne avean dato molte nozioni; poi Everardo Otton si giovò dei lavori di Grutero, Grevio, Gronovio per trattare delle colonie e dei municipj, ma non conobbe la tavola d’Eraclea, trovata solo nel 1732, nè la legge per la Gallia Cisalpina trovata nel 1760, nè se ne giovarono Bimard, Goez, Beaufort. Bensì ne profittò il Mazocchi (1755), sospettando che la tavola d’Eraclea fosse un frammento di legge municipale che attribuiva a Giulio Cesare, ma passò inavvertito, come avviene delle cose italiane, a segno che mezzo secolo dopo il Savigny ritentò gli stessi problemi. Nè lo conobbe Roth (De re municipali Romanorum, 1801) che vi cercò piuttosto il lato politico che le particolarità archeologiche, nè sospettò che la tavola d’Eraclea fosse identica colla legge municipale di G. Cesare, come poi dimostrò Savigny, e della quale non ancora s’è scoperta la totalità.
Sotto nuovo aspetto presentò le colonie e i municipj Niebuhr, e diede la volontà di innovare, per quanto egli sia criticato dal Madvig, colla fredda applicazione dei testi, e dell’epigrafia. Mommsen avanzò l’opera, che ajutata dalle tavole di Malaga e Salpensa e da queste di Ossuna, ci darà la vera condizione del municipio dell’antica Italia, le cui istituzioni ebbero carattere municipale fin sotto l’Impero.
Le cinque tavole di bronzo di Ossuna, cui appena testè se ne aggiunsero altre, portano lo statuto comunale di Giulia Genetiva, fondata da Giulio Cesare nel 710 U. c., 44 a. C. Rivelano esse nelle massime particolarità la costituzione di una colonia, coi magistrati e ufficiali, i littori e uscieri assegnati a ciascuno, e i distintivi: poi il servizio militare, gli stipendj, l’erogazione delle multe, il culto, l’edilizia, le sepolture.
Vedansi Willems, Droit publique romain, 1872.
Camillo Re, Le tavole di Ossuna, Roma 1874.