Pag. 532, alla nota 16 aggiungi:
Il granoturco, in haitiano chiamasi mahis.
Il primo botanico che lo descriva come conosciuto in Europa è Gerolamo Bock, De stirpium Germaniæ nomenclaturis, 1552, Argents: nel 1571 non era ancora coltivato in Ispagna, del che si duole Hernandez, Theatr. mexicanum, pag. 242..
La nota carta d’incisa, pubblicata primamente dal Giuseffantonio Molinari nella Storia d’Incisa, 1810, e accettata dal Michaud e dalla più parte; il De-Candolle sostenne si trattava non del granturco ma del sorgo. Ora poi nella Revue des Exceptions historiques, anno XI, gennaio 1877, pag. 160, Comte Riant dimostra, ciò che altri già avevano dubitato, che quella carta è affatto falsa.
Vol. VII, pag. 34, alla nota 3 si aggiunga:
Sulle origini di Firenze e sui narratori di quelle, non abbastanza lavorarono i nostri, e ancora meno Gino Capponi. Furono gli stranieri che primi repudiarono Ricordano Malespini, Dino Compagni, il Chronicon, Brunetto Latini.
Ultimamente G. Hartwig pubblicò Quellen und Forschungen zur ältesten Geschichte der Stadt Florenz, stampando le Gesta Florentinorum del Senzanome, che come testimonio oculare descrive le lotte dei Comuni contro i castelli e le città, convinse che i primi narratori ebbero alla mano ben pochi documenti, ma si valsero di leggende divulgate, e conclude che Firenze fu fondata dal Romani due secoli a. C., non fu distrutta da Totila, nè rifabbricata da Carlomagno: nel medioevo era di pianta quale al tempo romano: la cerchia antica fu distrutta probabilmente al tempo delle Ordinanze di Giustizia; Fiesole fu distrutta, non nel 1010, ma nel 1125; Firenze ebbe poca importanza nel secolo XI, e nel suo mezzo aveva terreni coltivati. Poi divenne centro del movimento antimperiale in Toscana e alleato principale del papato.
Vol. VII, pag. 265, alla nota aggiungi:
Quali il De Giovanni, Ant. Cappelli, Renzi, Robieri.
Nell’ultima edizione del 1876, grandemente ampliata, l’Amari conchiude ancora che, «cimentato quel gran nome con le forze che ha oggi l’istoria, sen dileguano i vanti della prima congiura; gli resta soltanto la destrezza dei maneggi di Stato, e la infamia del tradimento contro la Sicilia».