Dappoi ne discorsero il De Cesare in una dissertazione apposita, e quelli tutti che ragionarono de’ vespri siciliani.
Vol. VI, pag. 15, lin. penultima, aggiungi:
Ugo vescovo di Parma, nel 1029, ebbe da Corrado il contado della città e del territorio, e in segno della autorità spirituale e temporale ufficiando teneva la mitra al corno destro dell’altare, al sinistro la spada sguainala.
Pag. 72, lin. 7:
Parma, dopo la vittoria su Federico II: Hostis turbetur quia Parmam Virgo tuetur.
Pag. 113, alla nota aggiungi:
Questo poema, sì caro agli umanisti tedeschi, vollero alcuni crederlo finto nel XVI secolo. Ma le recenti disquisizioni del Pannenborg (Forschungen zur deutschen Geschichte, tom. XI, pag. 163 e segg.), e del Paris (Compte rendu des Séances de l’Acad. des Inscriptions, gennajo 1871) accertano che è opera contemporanea, non di Guntero nè d’un pavese imperialista, ma d’un tedesco, addottrinato nell’Università di Parigi, e che verseggiò dietro al racconto di Ottone di Frisinga.
Vol. VI, pag. 501:
Carlo convocò in Napoli due sindaci di ciascuna città, ecc.
Questa asserzione, accettata dal maggior numero di storici, è confutata vittoriosamente dal signor Del Giudice, Il giudizio e la condanna di Corradino, Napoli 1876. Giudici e baroni furono convocati solo per assistere al supplizio.