Vol. IV, pag. 801, lin. 10:

Papiriano, leggi Papirio.

Pag. 271, aggiungi:

Sulle catacombe lavorarono inoltre Desbassyns de Richemont, Kraus, Northcote, Brownlow, riassunti da Doen Guéranger: e compendiati da Enrico de l’Epinois, Les catacombes de Rome, e W. H. Withrow, The Catacombs of Rome and their testimony relative to primitive Christianity. Londra 1876.

Vol. V, pag. 52, alla fine del capitolo aggiungi:

Una lettera secreta di Sidonio Apollinare ad Agricola ci dà molte particolarità intorno a Teodorico e alle sue abitudini. Levavasi per tempo; adunati i sacerdoti, «li venerava con gran raccoglimento», mentosto per devozione che per costume inveterato. Passava allora all’udienza, sedendo sul trono con a fianco gli armigeri, mentre soldati goti stavano fuori, pronti ad accorrere al bisogno, in qualche distanza per non recare disturbo. A chi veniva, Teodorico rispondeva breve: e dopo due ore levavasi e andava a visitare i tesori e le scuderie. Sedeva poi a pranzo, da solo ne’ giorni ordinarj, nei festivi a sontuoso banchetto, ove le tavole erano coperte di tappeti di Babilonia e vasi cesellati; l’eleganza greca, la copia francica, la prestezza italica, la pompa pubblica, la diligenza privata, il cerimoniale regio risplendevano a gara, mentre i convitati per riverenza parlavano poco: vivande buone ma non costose: impossibile l’inebbriarsi, anzi si lamentava lo scarso bere. Sopradesinare, di rado egli dormiva, e più spesso si poneva a giocare, e posta da banda la gravità reale, invitava alla libertà, agli scherzi, alla familiarità, solo temendo di esser temuto. E come in battaglia, così al giuoco sapea vincere senza imbaldanzirne, e godendo e adirandosi secondo la sorte dei dadi, e spesso filosofando. Il miglior momento di domandargli una grazia era quando il compagno perdesse.

Sull’ora nona le guardie faceano largo, e il re tornava ad occuparsi degli affari di Stato, la turba dei litiganti susurrava fino a sera, quando Teodorico si levava per la cena. Durante questa, usciva in motti piacevoli, sempre tali però da non offendere i convitati.

Terminata la cena, le guardie palatine disponevano per le scolte notturne; gli armigeri metteansi a guardia delle porte del palazzo: e il re vegliava sino a mezzanotte, piacendosi di suoni e canti.

Vol. V, pag. 489, lin. penultima:

Vedasi Domenico Forges Davanzati (Napoli 1791), Della seconda moglie di Manfredi.