Et omnes male habentes curavit, VIII. 16.
Mulier, quae sanguinis fluxum PATIEBATUR. IX. 20.
Corripe eum inter te et ipsum solum. XVIII. 15.
Apud te facio pascha. XXVI. 18.
Par turturum. Luca, II. 24.
Spero os ad os loqui. II Giov., 12.
Oblatus est... et non aperuit os suum. Isaia, LIII. 7.
Voi ci vedete i nostri modi «dar la buona misura, metter radice, mettere da una banda, essere inclinato ad uno, prenderci gusto, compare, diventar grande, dire tutti i mali, aver male, patir un male, tra sè e lui, far pasqua, bocca a bocca, non aprir bocca, stare sospeso, mettere le mani addosso, non crederlo lui, ecc.». Notiamo per ultimo questo di san Luca, VII. 40: Simon, habeo tibi aliquid dicere. E in illa hora, come diciamo in allora.
Mentre i precettori sentenziano la versione della Bibbia di corruzione e barbarie, il buon critico in quei salmi sente l’idioma del Lazio prendere un vigore inusato, e, per secondare la sublimità de’ concetti e l’idea dell’infinito, ripigliare la nobile altezza che dovette avere nei sacerdotali suoi primordj, un’armonia diversa da quella che i prosatori cercavano nel periodeggiare e i poeti nell’imitazione dei metri greci, e che pure è tanta, da farla ai maestri di canto preferire persino all’italiano.
Questo rifarsi della favella plebea, questo ritorno verso l’Oriente dond’era l’origine sua, avrebbe potuto ringiovanire il latino, infondendogli l’ispirato vigore delle belle lingue aramee e la semplice costruzione del greco; ma troppo violenti casi sconvolsero quell’andar di cose; e quando l’Impero cadeva a fasci, era egli a promettersi un ristoramento della letteratura?