Jansens, Musæi Lugdensis batavensis inscriptiones etruscæ.
Lassen, Dissertazioni nel Museo filologico renano.
William, Etruria celtica. Spiega la lingua etrusca coll’erso.
Edelstand Du Méril, nei Mélanges archéologiques et littéraires (Parigi 1850), ha una dissertazione sulla formazione della lingua latina, valutando i precedenti indagatori.
Donaldson, Varronianus. È un’introduzione all’etnografia italiana, e allo studio filologico del latino.
Tra un’infinità di monografie tedesche, delle quali è assai se pure il nome ci arriva, è a notare intorno ai grammatici latini Hertz, Sinnius Capito, eine Abhandlung zur Geschichte der römischen Grammatik. Berlino 1844; e De P. Nigidii studiis atque operibus. Ivi 1845.
Recentemente applicaronsi a queste ricerche Fabretti, Ascoli, Flechia, ed altri che ci verrà occasione di nominare.
[4]. Il Deecke (Etruskische Forschungen, 1876) troverebbe il c finale equivalere al latino q. que; em all’et; l’al esser terminazione del genitivo: zathrum cento; mach uno; ci cinque: lautni liberto. Il gesuita Camillo Tarquini, professore al Collegio Romano, nei Misteri della lingua etrusca svelati (1857) pretende che essa sia semitica, e affine coll’ebrea: nè s’accontenta a spiegar qualche parola, ma tutta la famosa iscrizione di San Manno.
[5]. Græca et latina lingua hebraizantes, seu de græcæ et latinæ linguæ cum hebraica affinitate. Venezia 1764.
[6]. De latini sermonis origine, et cum orientalibus linguis connexione. Roma 1802.