[25]. Rudimenta lingua umbricæ, II. 20. — Vedi E. Funk, De adolescentia linguæ latinæ. C. Damio, Tractatus de causis amissarum linguæ latinæ radicium.

Sanchez, Walchio, Niess, Borrichio, Inchoffer, Cellario, Krebs, Oberlin raccolsero monumenti del primitivo latino, senza critica nè induzioni. Struve e Diefenbach agitarono le quistioni intorno all’origine e natura delle flessioni. Nata ultimamente l’idea di esaminare la costruzione e le ragioni che determinano la disposizione delle parole, Gehl, Bröder, Görenz si attennero alla superficiale considerazione di talune particolarità; nè con bastante ampiezza vi guardarono Raspe (Die Vorstellung der lateinischen Sprache) e Düntzer (Die Lehre von der lateinischen Wortbildung und Komposizion). È prezioso in tal conto Mueller, Historisch-kritische Einleitung zur nölhiger Kenntniss und nützlichen Gebrauche der alten lateinischen Schiftsteller. Dresda 1847-51.

[26]. Inst. orat., I. 6. § 40.

[27]. Anche nel senatoconsulto de’ Baccanali mostrasi questa prevalenza dell’o, e nelle monete della media e bassa Italia, nelle quali Eckhel (Doctrina numm. vet., I. 127) notò Aisernino, Aquino, Arimno, Caleno, Cozano, Hampano, Messano, Paestano, Recino, Romano, Suesano, Tiano. — Prisciano scrive al contrario: O aliquot Italia civitates, teste Plinio, non habebant, sed loco ejus ponebant U, et maxime Umbri et Tusci. Nelle Tavole Eugubine troviamo colle terminazioni moderne poi per postquam, pane, capro, porco, bue, atro, ferina, sonito.

[28]. Vedi Schuelte, De Cnæo Nævio poeta. Wurzburg 1841.

Q. Ennii poetæ vetustissimi fragmenta quæ supersunt ab Hieronymo Columna conquisita, disposita et explicata. Amsterdam 1808.

Orelli, Eclogæ poetarum latinorum. Zurigo 1833.

Egger, Latini sermonis vetustioris reliquiæ selectæ.

È probabile che gli autori, che citavano que’ versi, ne svecchiassero le forme.

[29]. Defrudo, audibam, caldus, repostus; sis e sos per suis e suos; periclum, vinclum, seclum.