Hagedorn, De lingua Romanorum rustica.
Fer. Winkelmann, Ueber die Umganzsprache der Römer.
Celso Cittadini, Della vera origine della nostra lingua.
Il dotto Bartio non metteva dubbio sulla differenza del parlare comune dal latino scritto: Veterum Latinorum in loquendo longe aliam linguam fuisse quam quæ a nobis usu frequentatur, dubium minime esse debet. Advers., lib. XIII. c. 2.
In senso contrario l’Orioli nel Giornale Arcadico del 1855 pose un articolo di affettata erudizione, «Che il latino rustico è falsamente creduto essere, con forme poco mutate, lo stesso che il nostro volgare italiano». Nulla vi ho appreso: bensì molto da Maffei Scipione, Verona illustrata, tom. II. p. 540 e segg.; Gio. Galvani, Delle genti e delle favelle loro in Italia (Firenze 1849); Seb. Ciampi, De usu linguæ latinæ saltem a sæculo quinto; Domenico Barsocchini, Sullo stato della lingua in Lucca avanti il Mille (Lucca 1830).
[77]. Questo fenomeno si riproduce anche oggi fra gli Arabi, dove la lingua del Corano è sol propria della letteratura, e fra gli Armeni, ove l’haikano si usa solo nelle scuole.
[78]. De orthogr., cap. I.
[79]. Cerca l’Index del Grutero.
[80]. De verb. signif., XVI.
[81]. Fra altri vedi Schuchardt, Der Vokalismus des vulgärlateins. Lipsia 1866.