[82]. V. Garrucci. Inscriptions gravées au trait sur les murs de Pompei, e Arm. a Guericke, De lingua vulgaris reliquiis apud Petronium et inscriptionibus parietariis pompejanis. Lipsia 1875.

[83]. Novus thesaurus, vol. IV. pag. 1829.

[84]. Bullett. di archeol. cristiana, anno v. 78.

[85]. E nel Corpus Inscript. Græc., nº 6710, vedesi Ζουλιαε per Juliæ in epigrafe pagana: Zesus per Jesus è in Boldetti, pagg. 194, 205, 208, 266.

[86]. Bottari, Pitture, tom. II. tav. 112.

[87]. Quando il generale La Romana riconduceva verso la patria il corpo di Spagnuoli che Napoleone l’avea costretto menare in Pomerania, i professori di Gottinga vollero festeggiarlo con un’accademia. Recitarongli anche un indirizzo in latino, ma egli dichiarò non poter rispondere, perchè non capiva il tedesco.

La discordanza fra la pronunzia e la scrittura nasce o dal mancare segni che esprimano certi suoni, o dall’essersi alterata la pronunzia. Ciò rende probabile che in Francia si pronunciasse anticamente come ora si scrive: e ciò rendesi più credibile da chi oda in Piemonte proferirsi autr, aut.

[88]. È notevole che san Girolamo avverte che la sua traduzione diversificherà dalle precedenti, ma che mal lo appunterebbero quei maligni, che, mentre chiedono piaceri sempre nuovi, sol nello studio delle Scritture prediligono il sapore antico. Editio mea a veteribus discrepant... Perversissimi homines! cum semper novas expetunt voluptates... in solo studio Scripturarum veteri sapore contenti sunt. Pref. ai Salmi.

La traduzione latina della Bibbia anteriore a san Girolamo, detta l’italica, vorrebbe porsi verso il 185 dopo Cristo, cioè imperando Commodo, pontificando Vittore. Alcuni, e particolarmente il Tischendorf nel Nuovo Testamento stampato a Lipsia il 1864, la credono fatta in Africa, atteso che in Italia usavasi comunemente la lingua greca: opinione sostenuta dal Wiseman, dal Lachman, dal Ranch, dal Lahir.

I loro argomenti non mi persuadono.