I. Sant’Agostino, africano, la chiama itala.
II. Il Wiseman ne adduce prove filologiche, perchè quella versione ridonda di modi antiquati, i quali sogliono ritenersi viepiù nelle provincie lontane dalla capitale. Tali sarebbero i verbi deponenti in significato passivo (hostiis promeretur Deus. Hebr., XIII. 16): composizioni di verbi col super; superædifico, superexalto, o coll’in come intentator: i verbi in ifico, come mortifico per uccido, vivifico, clarifico, magnifico ecc.: altre composizioni rozze, come multiloquium, stultiloquium, sapientificat, e terminazioni in osus, come herniosus, ponderosus; inusitate costruzioni di verbi, come dominor col genitivo, zelare coll’accusativo, faciam vos fieri piscatores hominum (Matt., IV 19); mutazioni di tempi, cum complerentur dies pentecostes invece di completi essent, e in san Luca: Ad faciendam misericordiam cum patribus nostris et memorari testamenti sui. Il Maj, il Rancke, il Vercellone, il Cavedoni notarono nella versione itala moltissime voci non usate da classici, e il De Vit le raccolse nella ristampa del Lexicon totius latinitatis:
| Retia | rete |
| abiutus | |
| advenio | accadere |
| ascella | |
| maletracto | |
| manna | manata |
| martulus | martello |
| prendo | |
| regalía | |
| satullus | |
| combino | congiungere |
| glorio | lodare |
| scamellum | scannello |
| boletarium | catino |
| altarium | altare; |
forme grammaticali errate, plaudisti, avertuit, odiet, odiunt, odivi, lignum viridem, demolient per demolientur, sepelibit, eregit, prodiet, prævarico per prævaricor, partibor, metibor, exiam, exies, perient, scrutabitis, abstulitum est. Ma tutto ciò perde valore ove si ammetta con noi la persistenza d’un parlar vulgare, distinto dal letterario, in Roma stessa; aggiungendo che questi modi e queste enallagi riscontransi talora o in Plauto o nei più antichi. Il Cavedoni (Saggio sulla latinità biblica dell’antica vulgata itala. Modena 1860) prova col Simom, col Westenio, col Millio, col Griesbach, col Martianay, coll’Hug, non presentar essa versione alcun carattere che sforzi a crederla africana: al più, concedendo fosse eseguita a Roma da qualche africano.
III. Tertulliano (de Præscript., c. 36) dice che la fede penetrò in Africa in un colle sacre Scritture per opera della Chiesa romana. Occorrerebbero prove più dirette per mostrare che queste Scritture v’andarono in greco, e per dar ragione dell’esser dappertutto chiamata itala quella versione, se fosse venuta dall’Africa. In Africa poi il latino era stato introdotto dai soldati romani, i quali doveano parlar la lingua popolare, anzichè la classica: talchè, se anche potesse provarsene l’origine africana, nulla pregiudicherebbe al nostro assunto. Al quale serve un passo d’oro di sant’Agostino, De doctr. Christiana, l. II. c. 15, n. 21: Tanta est vis consuetudinis etiam ad discendum, ut, qui in Scripturis sanctis quodammodo nutriti et educati sunt, magis alias locutiones mirentur, easque minus latinas putent quam illas quas in Scripturis didicerunt, neque in latinæ linguæ auctoribus reperiuntur. Ecco già allora la distinzione fra il latino classico e il popolare che diveniva ecclesiastico. Esso Agostino nota spesso nella Vulgata espressioni che non sunt in consuetudine literaturæ nostræ, o magis exigit nostræ locutionis consuetudo (De locutionibus Scripturarum). Così appunta il mane simul ut oritur sol manicabis; e dice: Manicabis latinum verbum esse mihi non occurrit. Eppure, nel senso di levarsi di buon mattino, trovasi nell’antico scoliaste di Giovenale. Altrove appunta il florierat e floriet, eppure si trovano senza osservazioni in Ilario (in Psal. 133); e in un’iscrizione metrica di Magonza si legge, Rosa simul florivit et statim perit. Sicchè le attenzioni di sant’Agostino sulla latinità della Vulgata voglionsi intendere come relative al latino classico. Ed egli stesso (contro Fausto Manicheo, IX. 2) vuole si ricorra ad veriora exemplaria della Bibbia, e tali esser quelli della Chiesa romana, unde ipsa doctrina commeavit.
[89]. Vedi Dom Martin, Explications de plusieurs textes difficiles de l’Écriture.
Herman Rönsch, Itala und Vulgata. Marburg 1875, mostra la grande influenza di queste due versioni sulla civiltà e gli studj in Occidente, e sulla trasformazione delle lingue.
[90]. Allora troviamo acedia e acidia; agon per agonia; angariare per costringere: anathema, anatomia, apocrisarius, blasphemare camelasia carica di mantenere i camelli; blatta per porpora; canceroma per carcinoma; chaos; decaprotia dieci primi, diabolus, elogiare, enlogium, hypocrisis, idolatria, neotericus, plasma, sitarcia provvigione pei vascelli, sitona intendente alla compra dei grani, ecc. ecc., mastigare (μαστιγῶ), come pure abominatio, beatitudines in plurale, burgus, capitatio, cervicositas caparbietà, collurcinatio per comissatio, computus, concupiscentia, consistorium, constellatio, creatura, cuprum, desitudo, desolatio, dominicum per templum, exibitor, figmentum, habitaculum, hortolanus, incentivum, incentor, incolatus, infeminium e fœminal, inordinatio, juratio e juramentum, latrunculator, legulus, localitas, magistratio, matricula, mediator, notoria lettera, partecipatio, prævalentia, protectio, rectitudo, sanctimonium, sufficientia, triumphator, ecc. E ciò oltre le voci cristiane di abyssus, agape, anastasis, apostata, baptizare, cœnobium, catholicus, clericus, eleemosyna, eremita, ethnicus, gehenna, laicus, martyr, monasterium, orthodoxus, papa, propheta, protoplastes primo creato, scandalum, ecc. E sant’Agostino scrive pausare arma josum, posar giù le armi.
[91]. Quum ipsa latinitas et regionibus quotidie mutetur et tempore. Comm. in ep. ad Galatas, II. prol.
[92]. Volo, pro legentis facilitate, abuti sermone vulgato. Ep. ad Fabiolam.