[137]. Muratori, Ant. estensi, I. c. 36.

[138]. Documenti conservati nell’archivio della curia di Milano. 1854. pag. 20. Al Concilio IV lateranense del 1215 Rodrigo di Toledo fece un discorso in latino, e perchè anche i laici lo comprendessero, fu ripetuto in tedesco, spagnuolo e francese.

[139]. Alludono all’impresa di Casteldardo, ripigliato dai Bellunesi l’aprile 1196:

Un’iscrizione italiana del 1360, sulla porta della chiesetta di S. Cristoforo a Longarone di Belluno, dice:

MCCCLX fo fata questa glexia al onor de
misier Jexu Χρο e de madona sª Maria e de
misier ser Xροforo e de mis. s. Jachomo,
fata p. Charlo q. maistro Dlavazo (Delavanzio) dotor de
gramadga d. Cividal.

[140]. Non ha adunque ragione Scipione Maffei (del quale va utilmente consultato, intorno all’origine della lingua, il vol. II, pag. 540 e segg. della Verona illustrata) quando nella parte IV, cap. 4, adduce una epigrafe veronese, asserendola la più antica, come la più insigne italiana. Sulla iscrizione veronese una lunga dissertazione pubblicò Carlo Cipolla nell’Archivio veneto del 1876, vol. XI, p. II, pag. 277 e segg., dando le varie lezioni di essa, e di altri scritti del tempo. Esso dal marmo la lesse a questo modo:

MERAVEIARTE PO LETORCHE MIRI LAGRANMAGNIFICENCIAEL NOBEL QUARO

QUAL MONDO NONAPARO. NEAN SEGNOR. CUMQUELCHEFE MEYZIRI

OUERONESE POPOL. DALUYSPIRI. TENUTOENPACE. LAQUAL EBE RARO

ITALIANNELKARO. TE SATURO LA GRATIA DEL GRAN SIRI