Ludhovicum comprehenderunt sancto pio augusto
Beneventani se adunarunt ad unum concilium ecc.
Che vi manca a divenire, e vorrei dire a tornar italiano?
Il Maj (Class. Auctores, v. 492) reca un trattatello sulla medicina, in versi, copiato nel XV secolo da Pier Cennini di Firenze, che al fine scrive: Crispi mediolanensis diaconi ad Maurum mantuensem præpositum explicit: Sed profecto Crispus iste neque poeta est, nec versificator bonus: quippe non ex lege metrorum, sed ad suarum aurium sonum versus composuit, idest rythmum tantum.
[147]. È pregiudizio volgare che sia una particolarità dell’Italia l’avere tanti dialetti, mentre, principalmente in Francia, si parli dappertutto una sola lingua. Nulla di più falso, e n’abbiamo una prova recentissima. L’abate Sire, direttore del collegio di San Sulpizio, fa tradurre in tutte le lingue del mondo la Bolla che definisce il dogma dell’Immacolata Concezione. Volle pur farla mettere nei varj dialetti di Francia.
La Francia settentrionale diede cinque traduzioni: in fiammingo, in picardo, in sciampagnino, in vallone, nel vecchio normanno, qual conservasi ancora nel Calvados, nella Manica e nelle isole di Jersey e Guernesey.
La Francia orientale diede nove traduzioni: la Lorena in lorenese tedesco ed in lorenese francese; l’Alsazia nel dialetto del Basso Reno ed in quel dell’Alto Reno; la Franca-Contea in due dialetti dell’Alta Saona, del Doub, del Jura; la Borgogna in borgognone della Côte-d’Or, in maconese di Saona e Loira; in bressino dell’Ain.
La occidentale diede la traduzione bretone nei quattro dialetti di Saint-Pol de Leon, di Tréguies, di Quimper, di Vannes; la poitevina, la vandeana.
La Francia centrale diede la traduzione berrisciona, la nivernese, la borbonese, la limosina, quella delle Marche; in quattro varietà della lingua d’Auvergne; ne’ due dialetti più interessanti del Lionese. Ancor più la Francia meridionale. La Savoja porse tante traduzioni quasi quante le valli. Il Delfinato nei dialetti dell’Isero, della Drôme, delle Alte Alpi. Il Contado nella lingua degli antichi trovadori. La Provenza in quelli di Marsiglia e di Aix; le Alpi Marittime nell’italiano nizzardo; la Corsica nei dialetti di Bastia e di Ajaccio. La Linguadoca nelle lingue antiche delle Sevenne, e nel linguadochese puro di Montpellier e in quel di Tolosa, coltivato nei giuochi floreali; la Guienna nei dialetti di Rouergue e di Quercy, dell’Agenais, segnalato ultimamente da Jasmin; del Périgord, del Bordelese, del Medoc, delle Lande. La Guascogna coi dialetti di Dax, d’Auch, di Bigorre, e col basco del Labour, della Soul, della Bassa Navarra. Il Béarn diede il suo dialetto; il paese di Foix l’ariegese, il Rossiglione quel della Cerdagna.
Le provincie ove non rimase che la lingua nazionale sono la Turena, l’Angiò, il Maine, l’Orleanese e l’Isola di Francia.