[148]. Si noti che ne’ Trovadori ci ha i Discordi, componimenti ove si alternano due o tre lingue, e fra esse l’italiana. Così in Rambaldo di Vacchiera, citato dal Crescimbeni, abbiamo

Io son quel ben che ben non ho.

[149]. Siam costretti a mettere da banda la canzone e due sonetti di M. Aldobrando da Siena, che vorrebbesi nato nel 1112, morto nell’86. Oltre che si credette error di cifra per 1212, vengono dalla troppo sospetta officina sarda.

[150]. Ciera per faccia, rimasto ai Lombardi: gli Spagnuoli dicono cara. Spera specchio. Aulitusa olente, odorosa.

[151]. Radice perduta di galante, ringalluzzire ecc. Gallare d’allegrezza fu registrato dalla Crusca.

[152]. Vulg. eloq., lib. I. cap. 12.

[153]. Præf. ad epist. famil.

[154]. Dico dubitando, perchè il Castelvetro sostiene che alla Corte di Federico non si scrisse che provenzale e siculo, nulla d’italiano. Il Trucchi toglie a mostrare che molte delle poesie attribuite a Federico II e a Pier della Vigna (come quella Poi che a voi piace, amore) son di tutt’altri.

[155]. Quod si vulgare sicilianum accipere volumus, scilicet quod prodit a terrigenis mediocribus, ex ore quorum judicium eliciendum videtur, prælationis minime dignum est. Si autem ipsum accipere nolumus, sed quod ab ore primorum Siculorum emanat, ut in præallegatis cantionibus perpendi potest, nihil differt ab illo quod laudabilissimum est... Quapropter superiora notantibus innotescere debet, neque siculum neque apulum esse illud quod in Italia pulcherrimum est vulgare; cum eloquentes indigenas ostenderimus a proprio divertisse.

Nei diplomi dei re di Sicilia trovansi i titoli di ρήξ, δοῦκας, πρίνκυπος, φουρεστερίος, κανονίκος, βισκομιτος. In carte siciliane leggiamo στράτα, κολτούρα, κάμπος, φωσσα nel 1091: nel 92 καστέλλος, γρούττα; nel 94 σκάλα; nel 1101 πετζα, nel 1112 υιλλάνοι; e così altrove φούνδακα, φούρνον, πόρτα, δεφενδεύειν, ὀρδινάμος, κογνατοι.