[168]. Sul que per che dicemmo a pag. 89. Nella poetessa anglo-normanda Maria del XIII secolo troviamo questo proverbio, bien seit chat cui barbe il loiche: ben sa il gatto cui lecchi la barba.

[169]. Vedi Richa, Notizie storiche delle chiese fiorentine, t. IV, part. II. p. 253.

[170]. Ap. Emiliani Giudici, Storia della letteratura.

[171]. La contropruova l’abbiamo nel francese, senza uscir di casa nostra. Fra le carte angioine conservate nell’Archivio di Napoli, v’ha registri, dove a caso scegliamo, fra i pubblicati da Camillo Minieri Riccio (Napoli 1852): A Raulin de Quilon chatelain du chatel de leuf (di Castel dell’Ovo) militi familiari provisio pro reparatione dicti castri previa extimatione, in qua sint presentes sindici universitatis Neapolis... fol. 102 cujus vigore Johan Buczut et seigneur de Grif de Naple despendeurs deleuvre de reparatio du chatel de salvateur pour la Universitè de Naple, recipiunt quantitatem a Thesaurariis regiis etc. E così via: sono del 1281. Nel dialetto di Cambray, nel 1300 dicevasi: Le sir de Creki adonc ne fut occhi (ucciso)... Ravisez bien, chey my, maugrey tant de misère. (Ravvisatemi bene, son mi, malgrado tante miserie).

[172]. Era stato stampato dal Lami. Monum. della Chiesa Fiorentina, tom. I, pag. 75, poi con maggior diligenza da Filippo Brunetti; infine da L. Ferri a Padova nel 1841.

[173]. Così bara e feretro; brando e spada; alabarda, partigiana e asta, lancia; forbire e pulire; gonfalone, bandiera e vessillo; flotta e armata; bizzarro e iracondo; laido e brutto; giardino e orto; ricco e dovizioso; guadagnare e lucrare; snello e rapido; guiderdone e premio; magione e casa; e così via. Non mi si oppongano voci tedesche di più antica data, giacchè queste non derivarono dagli invasori, bensì dalla lingua ariana, madre comune del tedesco e del latino; del qual latino, del resto, ripeto che non possediamo se non la piccola parte adoperata dai pochi scrittori che ce ne sopravanzarono.

[174]. Il vernacolo di Marsiglia è somigliantissimo a quello di Milano.

[175]. Tale è la Nobla Leycon de’ Valdesi, che vorrebbesi del 1100. Appartiene alle poesie valdesi anche la Barca, da cui leviamo questi versi:

De quatre element ha Dio lo mont formà,

Fuoc, ayre, ayga e terra son nommà;