Altra particolarità della nostra lingua è l’accoppiare l’aggettivo singolare al pronome plurale; voi siete stato allegro. Quest’è proprio delle lingue semitiche, come può vedersi nei primi versetti del Genesi.

[183]. Queste voci erano perfetti sinonimi nel latino? Il loro passaggio all’italiano potrebb’essere un criterio per determinarlo, e così aggiungere qualcosa al bellissimo trattato di Luigi Döderlein (professore di Colmar morto nel 1863) dei sinonimi e delle etimologie della lingua latina (sei volumi, Lipsia 1826-1838). Egli raccomanda immensamente lo studio delle sinonimie, come lavoro filosofico già accessibile all’ultima infanzia e alla prima giovinezza, e che porge al maestro l’opportunità di famigliarizzare l’intelletto colla luce, arricchire di molte nozioni positive, ampliare anche l’orizzonte del pensiero.

Il Döderlein distingue tre classi di sinonimi:

I. Quelli che hanno una parentela apparente, fondata solo sul tradursi colla stessa voce nella lingua nostra, come liberi e infantes; animal e bestia; hærere e pendere. Il confonderli in latino è un vero solecismo.

II. Quelli tra cui si può stabilire non distinzione sicura, ma che esprimono idee tanto vicine, che fin gli antichi prendeano talvolta l’uno per l’altro: p. e. ater e niger, lascivus e petulans.

III. Quelli la cui differenza non potrebbe assicurarsi sopra testi classici, e che probabilmente neppur gli antichi distinguevano, come fatigatus e fessus, etiam e quoque, pene e prope.

[184]. Como. In chiozzoto dicesi «cummodo che può farlo»

[185]. De Rossi, Inscriptiones Christianæ ecc.

Anche nel materiale potrebbero mostrarsi infinite somiglianze di idiotismi nostri coi greci. Per nè più nè meno diciamo a capello; e il greco προς τρικα: noi allevarsi la serpe in seno, ed essi οφιν εν τῳ κολπῳ θαλτειν: noi per bevere molto, alzare il gomito, ed essi μασχαλην αιρειν: noi amarsi come il lupo l’agnello, ed essi ως λυκος αρνα φιλει: noi alzar le mani per dare busse, ed essi αιρειν τας χειρας: noi andare secondo la corrente, ed essi κατα ρουν φερισθαι: noi aver a mano per avere in pronto, ed essi δια χειρας εχειν: noi aver il ventre di pollo per non essere mai satollo, ed essi κοιλιαν εχειν αλεκτρυονος: noi aver in bocca alcuno per parlarne, ed essi εχειν εν στοματι: noi comperar le brighe, ed essi πριάσθαι πραγματα: noi dar il cane ad uno per canzonarlo, ed essi λυειν κυνα ετι... noi a chi è affiochito diciamo vedesti il lupo, ed essi λυκον ειδες. Il nostro cantar a sordi è il greco κωφῳ αειν: il nostro dir un carro di villanie è il greco αμαξην βρασφημιον κατασκεδαζειν: il nostro tutto da capo a piedi è il loro παντα εκ των ποδων εις την κεφαλην: d’uno scemo diciamo non ha sale, e i Greci αλμην ουκ ενεστιν αυτῳ: d’un seccante m’empie le orecchie, e i Greci πληρει μοι ωτα.

Anche i Greci dicono bocca (στομα) per foce d’un fiume, e cielo della bocca ουρανος: belare (βληχισθαι) per piangere: accasarsi per maritarsi (συνοικειν): essere in istrada (εν τῃ ωδῳ ειναι) per esser incamminato: star fra l’incudine e il martello (μεταζυ του ακμονος και σφορας): esser in pensiero per alcuno (ειναι εν φροντιδι περι τινος): gettarsi nel fuoco (δια πυρος ριττειν εαυτον) per esser pronto a far di tutto: nè anche per sogno (ουδ’οραν): mettere le mani addosso (την χειρ επιβαλειν) per catturare: scommettere la testa (περι της κεφαλης τεριδοσθαι): stuzzicare il vespajo (τας σφηκιας ερεθιζειν): temere della propria ombra (την αυτον σκιαν φοβεισθαι).