[192]. Livio, xl. 42.

[193]. Festo ad vocem Oscum.

[194]. Nelle Veterum Oscorum inscriptiones (Napoli 1841), Jannelli pretende dichiarare da 300 monumenti scritti.

[195]. Inscriptiones umbricæ et oscæ quotquot adhuc repertæ sunt omnes ecc. Berlino 1841.

[196]. A. Gellio, XVII. 17. Le iscrizioni osche sono le più facili a intendere, come aasas aras, dolud dolo, ligud lege, genetai genitrici, kvaisstur quaestor, regaturei rectori, aikdafed ædificavit, deicum dicere, fefacust fecerit, herest volet, prufatted probavit, set sit, alttram alteram, pùs qui, amaricatud immercato, malud malo, anter inter, contrud contra, inim enim, nep neque ecc.; — mentre le etrusche danno etera altera, clan natus, phuius filius, avils ætatis, turce donum, tece posuit. Nella tavola osca di Banzia Suve pis contrud exeic fefacust si quis contra hoc fecerit: PIS CEUS BANTIUS FUST qui civis Bantinus fuerit. Esso Fabretti conchiude: «La fratellanza dei vetusti dialetti sparsi in Italia, riconosciuta dai segni alfabetici, si dimostra meglio coi ripetuti raffronti delle voci umbre ed osche ed etrusche in tra loro o coll’idioma latino; così l’osco deded e con etruschi caratteri tetet, era tez nell’Etruria, e forse dede nell’Umbria, e dedet e dede (dedit) nelle bocche del popolo romano. Con gl’idiotismi ed arcaismi che occorrono spesso nella latina epigrafia, si avranno argomenti per discorrere fondatamente intorno alla origine della lingua italiana, più remota di quel che generalmente non credesi: moltissime forme popolari verranno innanzi, raccolte dai monumenti de’ più bei tempi di Roma repubblicana, e dai modesti funebri ricordi dei primi martiri della Chiesa». Vedi qui sopra, a pag. 160.

[197]. Braich diceva l’antico gallo, e i lombardi brasc; come dicono cadenn al modo del bretone e dell’irlandese; provecc (Ciascun fait gran provecc qui bien tient ce qu’il oie) come nel francese antico; fioeu come nell’Anjou; ciao come nel gallese; uss come in altri francesi dialetti. Il milanese bagai risponde al bugale in bretone, come smorzà per ispegnere: sango de mi, dove te cascet sentesi nel Berry come nel Milanese: cova per gallina nel Delfinato. Moltissime voci lombarde sono identiche colle provenzali. Alcune vennero dal greco senza attraversare il latino, come toma (πτῶμα), usmà (οσμᾗ) annusare, peston (πιστὸν), trabescà (τρέπω), rud (ῥύπος), magàri (μάκαρι): altre dal latino che non furono adottate dall’italiano comune, quali sidella (situla), offella (offa), mica (mica panis); medina per zia, cogoma per bricco, prestin per forno, pasquèe per piazzuolo erboso, sbergnà per canzonare da spernere, e assai altre, massime nella montagna. Navascia diciamo la bigoncia in cui si pigia l’uva; e Festo definisce nevia lignum cavatum ut navis, quo in vendemiis uti solent. Illò per in quel luogo dicono i villani, e Festo ci avverte pure che pro huc, HOC veteres dicere solebant, sicut pro illuc, ILLO.

[198]. Vedasi Il Vangelo di S. Matteo volgarizzato in dialetto cosentino... del principe L. Luciano Bonaparte. Londra 1862.

[199]. Per brevissimo saggio di dialetti di paesi lontani accenniamo:

Friulano Milanese Reggino
sang sang sangu sangue
madonne madonna madonna suocera
diaul diavol diaulu diavolo
ligrie legria lligria allegria
brazz brazz brazzu braccio
trezzis trezz trizzi treccie
mollar mollà mollar lasciarsi cadere di mano
ven ven veni vieni
lusive la luna lusiva la luna dduciv’a luna splendea la luna.

[200]. Vedi Mazzoni Toselli, Origine della Lingua Italiana, p. 120. Egli parla d’un poema del 1360 in dialetto bolognese.