[205]. Vi fossi anche a peso, vi dispiacessi.
[206]. Che ho un bel marito, che voi non siete, ben lo vedo.
[207]. I documenti più antichi de’ varj dialetti sono raccolti in molti lavori recenti. Scritture in modenese del XIV e forse XIII secolo stanno nel fascicolo VIII degli Opuscoli religiosi, letterarj e morali di Modena, t. III. p. 211; sono laude de’ Battuti, esistenti in un codice, finito di scrivere il 17 luglio 1377; ma i cui componimenti sono forse da riferire al tempo che quelle Compagnie vennero istituite, cioè verso il 1260.
[208]. Vulg. El., I. 11 e 10.
[209]. Vulg. El., I. 1.
[210]. Vulg. El., II. 17. Manzoni esaminò quest’opera per confutare il Perticari e il Trissino (1868); e meglio il D’Ovidio nell’Archivio Glottologico, 1873: tutti dunque posteriori al nostro lavoro e con altri intenti.
[211]. P. E. del lombardo burla quella frase Inte l’ora del vesper ziò fu del mes d’october, che gli par rea più del vero. Non è qui il luogo a discutere le bizzarre dottrine di Dante in quest’opera, sol noteremo alcuni punti:
«Il vulgare italiano antico illustre cortigiano (egli dice) è quello il quale è di tutte le città italiane, e non pare che sia di niuna; al quale i vulgari di tutte le città d’Italia s’hanno a misurare, ponderare, e comparare».
Sembra voglia dire che la lingua che si scrive è una che non si parla in nessun luogo. Chi s’adagerebbe a tale sentenza? Rimproverando i Fiorentini perchè «arrogantemente si attribuiscono il titolo del vulgare illustre», rinfaccia loro due vocaboli, introque e manicare. Or bene; questi due vocaboli egli stesso adopera nella Divina Commedia:
Sì mi parlava, ed andavamo introcque. Inf., XX.