IMP eratori C.ES ari DIVI F ilio AVG usto PONT ifici MAX imo IMP eratori XIIII TRIB uniciæ POT estatis XVII S enatus P opulus Q ue R omanus QVOD EJVS DVCTV AVSPICIISQVE GENTES ALPINÆ OMNES QUÆ A MARI SVPERO AD INFERVM PERTINEBANT· SVB IMPERIUM populi romani SVNT REDACTÆ· GENTES ALPINÆ DEVICTÆ· TRIUMPILINI· CAMVNI· VENOSTES· VENNONETES· ISARCI· BREVNI· GENAVNES· FOCVNATES· VINDELICORVM GENTES QVATVOR. CONSVANETES· RVCINATES· LICATES· CATENATES. AMBISVNTES· RVGVSCI· SVANETES· CALVCONES· BRIXENTES ( Brixen ) LEPONTII ( Leventina ): VIBERI· NANTVATES· SEDVNI· VERAGRI ( nel Vallese ), SALASSI· ACITAVONES· MEDVLLI· VCENI. CATVRIGES· BRIGIANI· SOGIONTII. BRODIONTII· NEMALONI· EDENATES· ESVBIANI· VEAMINI· GALLITÆ· TRIVLATTI· ECTINI· VERGVNNI· EGVITVRI· NEMENTVRI· ORATELLI· NERVSI· VELAVNI· SVETRI.
La riferisce Plinio, Nat. hist., III. 24, che soggiunge: non sunt adjectæ cotianæ civitates XII, quæ hostiles non fuerunt; item attributæ municipiis lege pompeja.
Si fecero libri interi ad illustrazione di quest'epigrafe. Il vedere posti pei primi quei delle valli Trompia e Camonica conforta coloro che dicono avesse Augusto lasciate a loro molte franchigie. Un marmo ove leggesi A REPVBLICA CAMVNORVM, è revocato in dubbio dal Labus: ma è indisputato quest'altro: Neroni Clavdio Drvso Camvni et Trvmplini.
Vedi Egger, Examen des historiens d'Auguste, pag. 225; Spitalieri, Notizie sul monumento dei trofei d'Augusto di Torbia, Torino, 1842; e Memorie dell'Accademia di Torino, serie II. t. v, pag. 161.
299. Noi opinammo (t. I, p. 148) che il tempio di Giano fosse il confine tra le due genti, che si fusero poi per formar Roma; sicchè in tempo di guerra stesse aperto affine di recarsi una all'altra soccorso, in pace chiuso perchè la troppo facile comunicazione non suscitasse litigi. Fu chiuso sotto Numa, e dopo la prima guerra punica; poi Augusto il serrò tre volte: la prima dopo vinti Antonio e Cleopatra; quattro anni dopo, tornando vincitore dei Cantabri; e i santi Padri s'accordano a far nato Gesù Cristo in tempo di pace.300. Son notissimi i versi di Virgilio nel VI dell' Eneide a proposito di Marcello. Che Ottavia, udendoli leggere dal poeta, gli facesse dare molt'oro per ciascuno, è riferito solo da Donato e da Servio, e contraddetto da Seneca e dalla ragione dei tempi. Vedi Mongez, Acad. des Inscriptions, tom. VII. 1824.301. Parole di Valerio Massimo, VII. 1.302. Aurelio Vittore dice (cap. I ): Cum esset luxuriæ serviens, erat ejusdem vitii verissimus ultor, more hominum, qui in ulciscendis vitiis quibus ipsi vehementer indulgent, acres sunt. — Serviebat libidini usque probrum vulgaris famæ: nam inter duodecim catamitos, totidem accubare solitus erat.
Svetonio reca questo epigramma:
Impia dum Phœbi Cæsar mendacia ludit,
Dum nova divorum cœnat adulteria,
Omnia se a terris tunc numina declinarunt,
Fugit et auratos Jupiter ipse toros.