Sed proprium retinet communi in gurgite nomen,

Et pontum solus scilicet Arnus adit.

Lo stesso descrive bene l'isola Gorgona:

Assurgit ponti medio circumflua Gorgon

Inter pisanum, cyrniacumque latus.

29. Virgilio. Altre città dell'Etruria erano Macra (Monte Morello), Pistoria, Fesulæ, Florentia; fra l'Arno e il Tevere Portus Labronis (Livorno), Populonium presso Piombino e Telamone, che aveano porti e fonderie pel minerale dell'Elba; Rusellæ posta fra loro; Portus Cosanus o porto Ercole presso Cossa; a levante di questa Saturnia, e a mezzodì Graviscæ, Castrum Novum, ecc.: fra Alsium (Palo) e Fregenæ (Castel Guido); Regisuilla era anticamente sede di un capo pelasgo. Nell'interno, lungo e vicino al Tevere, erano Saxa Rubra (Grotta Rossa) a sei miglia da Pons Milvius (Ponte Molle); Capena (Civitella?) presso il monte Soratte; al nord di questo Nepe, antemurale a Roma contro i popoli settentrionali; Sutrium presso Trossuli (Trosso); Ferentinum al sud di Volsinio; Sena al nord di Volterra; all'est Salphis (Monte Alfino).30. Nell'Umbria propria, sulla costa dal Rubicone all'Esi erano la fiorente Arimino, Pisaurum che si vorrebbe denominata dell' oro pesatovi da Brenno, Fanum Fortunæ (Fano), Senogallia; nell'interno presso la via Flaminia Mevania (Bevagna) bella e forte, Hispellum (Spello) sulla via di Perugia, più a mezzodì Spoletum, sul Nar Interamna (Terni), Ocriculum Sentinum presso l'Esi, negli Appennini Iguvium (Gubio), Sarsina sul Sapi. Voglionsi pur ricordare Forum Sempronii (Fossombrone), Fulginium (Foligno), Trebiales (Trevi), Corsulæ (Monte Castrilli), Assisium, Tifernum Tiberinum (Tifi) presso le sorgenti del Tevere, Urbinum Hortense e Urbinum Metaurense (Urbino e Urbania). Camerinum, ai tempi di Silla fabbricato dagli abitanti della distrutta Camerta; Nequinum che i Romani denominarono Narnia.31. Altre sue città Numana, Potentia, Firmum; a mezzodì l'antica Cupra maritima, Castrum novum, Hadria (Atri) de' Liburni, Asculum sulla montagna.32. Altre cittadella Campania erano sulla costa Vulturnum, Linternum, Cuma una delle più forti, Neapolis, Resina a piè del Vesuvio, Stabiæ rôcca, Sorrentum. Nelle terre de' Picentini Salernum e Marsina. Nell'interno Venafrum, Teanum dei Sidicini, Cale dei Caleni Ausonj, Calatia (Gajaza), Saticula, Trebua, Suessula, Totella, Acerra.33. Viteliv, scritto da dritta a mancina, secondo l'antico modo italiano. Si hanno medaglie di questa lega, rappresentanti otto guerrieri, che tendono le spade nude verso una troja tenuta da un uomo inginocchiato a' piedi d'una insegna militare.

Il Micali ( Monumenti inediti, tav. LIV ) pubblicò una medaglietta che porta nel dritto MUTIL EMBRATOR e una testa di donna coronata d'ellera, nel rovescio C. PAAPI e un toro che calpesta una lupa atterrata, allusione al nome d'Italia ( Vitalia ) vincitrice della lupa romana. L'iscrizione è in lettere e lingua osca, facendo rivalere la favella e l'alfabeto territoriali a quelli della città comune.

34. Cicerone, allora nuovo soldato, si ricordava d'avere assistito a un colloquio fra Sesto Pompeo e Scatone suo ospite, al quale il primo domandò, — Che titolo ti ho a dare?» E Scatone: — Chiamami ospite per cuore, nemico per necessità». E si favellarono senza tema nè soperchieria, poca ragione avendo d'odiarsi, giacchè essi non cercavano di tôrre a noi la città, ma di averla insieme con noi. Erat in eo colloquio æquitas: nullus timor, nulla suberat suspicio; mediocre etiam odium; non enim ut eriperent nobis Socii civitatem, sed ut in eam reciperentur petebant. Philippica, XII. 11.35. Come uno dei pochi passi poetici di Plutarco, leggasi la romanzesca descrizione di quella fuga. Da quel profluvio di superstizioni vedano i prudenti quanto sia opportuno il consiglio di formare la gioventù sugli Uomini illustri di Plutarco.36. Orosio, v. 9.37. Simul illud cogitare debes, me omnem pecuniam, quæ ad me salvis legibus pervenisset, Ephesi apud publicanos deposuisse; id fuisse IIS bis et vicies. Ad fam., V. 20.38. Ep. 39, del 693 di Roma.39. Pro lege Manilia.40. Vedi Plutarco in Silla; Appiano nel Mitradatico; Cicerone, pro lege Manilia e pro Flacco: gli Excerpta di Dione e di Memnone; oltre Tito Livio, Vellejo Patercolo, Valerio Massimo, Floro, Eutropio, Orosio. Alcuno imputa il suddetto Rutilio Rufo d'aver consigliato questa barbarie a Mitradate: Cicerone ne lo purga ( pro Rabirio Posthumo ), e c'informa che campò travestito da filosofo.41. Cicerone, pro Roscio Amerino.42. Lo confessa fin il gelido Appiano ( B. Civ., i. 97): οἵδε μὲν οὔτως ἐγκρατῶς ἀπεθανον.43. Nel Circo Massimo, Augusto fece porre l'obelisco che ora è in piazza del Popolo, e Costanzo quello del Laterano. Dal circo di Caracalla, che tuttavia sussiste, fu tolto l'obelisco di piazza Navona. Il circo più famoso è il Coliseo, la cui elissi si svolge per 534 metri all'esterno e 239 all'interno, 19 metri sollevasi la precinzione esteriore in quattro ordini sovrapposti: capiva novantamila spettatori; attorno e sotto v'erano volte ove serbare le fiere; poteasi anche farvi scorrer acqua; e larghe tende riparavano dal sole e dalla pioggia.44. Gladiatoria sagina, dice Tacito, Hist., II. 88.45. Quare tam timide incurrit in ferrum? quare parum audacter occidit? quare parum libenter moritur? Seneca, ep. VII. — Injuriam putat quod non libenter pereunt. Contemni se putat. Lo stesso, De ira, I.46. Plinio, XXVIII. 11; Celso, III. 23; Areteo, IV. 175.47. Plausum immortalitem, sibilum mortem videri neccesse est. Cicerone, pro Sextio.48. Crudele gladiatorum spectaculum et inhumanum nonnullis videri solet; et haud scio an ita sit, ut nunc fit. Cum vero sontes ferro depugnabant, auribus fortasse multæ, oculis quidem nulla poterat esse fortior contra dolorem et contra mortem disciplina. Tuscul., II. 17.

In un momento di mal umore, Cicerone pigliò per traverso i sopradetti giuochi di Pompeo: — Per cinque giorni v'ebbe due caccie, magnifiche, chi lo nega? ma un uom d'affari che divertimento può prendere dal vedere o un uomo debole sbranato da una fortissima bestia, o un'insigne fiera traforata da un cacciatore? L'ultimo giorno si ebbe gli elefanti, di cui il vulgo e la turba fa le meraviglie: ma non vi fu alcun diletto, anzi sorse una certa compassione e un credere che quell'animale avesse qualche affinità colla stirpe umana». Epist., lib. VII. — Strana cosa! il vedere sbranato un uomo dà poco divertimento, e l'uccidersi un elefante mette compassione.

49. Tacito, Ann., XIII. 49.50. Spectaculum, quod ad pulchra vulnera contemptumque mortis accenderet. Panegir. c. 33.51. Valerio Massimo, II. 10. 2.52. Cicerone, pro lege Manilia, 14.53. Cicerone, pro lege Manilia, 12.54. Per nemora illa odorata, per thuris ac balsami silvas romana circumtulit vexilia. Floro, III. 5.55. Elegantissima iscrizione pose nel tempio che a Minerva eresse nel campo Marzio, e che Plinio ci conservò, Natur. hist., VII. 27: