Emporium, oggi Castellamare; Enna, oggi Castrogiovanni; Entella; Erix, oggi Monte San Giuliano.
Gela?
Iccara, presso Carini.
Leontinum, oggi Lentini; Lilibæum.
Macella, oggi Macellaro; Megara, oggi Augusta; Menæ, oggi Mineo; Messana, già Zancle, oggi Messina; Morguntium, nel golfo di Catania; Motya, nell'isola San Pantaleo.
Naxus, al capo Schifò; Neetum, oggi Noto; Nissa, poi Petilia.
Panormus, oggi Palermo.
Segesta o Egesta, sul monte Barbaro; Selinus, oggi Selinunte; Siracusæ.
Talaria? Tauromenium, oggi Taormina; Thermæ; Tyndarium; Thracia o Trinacio, presso Potica. Possono aggiungersi le vicine isole di Melita, Malta; Gaulus, Gozo; Melingunis, Lipari; Lopadusa, Lampedusa; Cosyra, Pantellaria.
Non sono però qui tutte le città siciliane; Vincenzo Natale, ne' Discorsi sulla storia antica della Sicilia (Napoli 1843), ne dà il catalogo ragionato, distinguendo le certamente sicane da quelle che il sono probabilmente: le prime sarebbero Camico, Inico, Onface; Crasto, Iccari, Eucarpia, Macara, Vessa; le altre, Indara, Ippana, Macella, Schera, Jete, Triocala, Scirtea, Cabala, Giorgio, Ambiche. Altre quaranta ne adduce, edificate dai Siculi, e poi divenute greche; e di tutte cerca la geografia, i fondatori, le vicende. In testa alle Antichità di Sicilia del duca di Serradifalco sta un Quadro comparativo dei nomi antichi e moderni delle città siciliane. Alla geografia di questo paese giovano immensamente le otto carte di Alfonso Airoldi, che la rappresentano nei tempi favolosi fin alle colonie greche e alla conquista de' Romani, sotto di questi, sotto gl'imperatori, sotto i Saracini, sotto i Normanni, sotto gli Aragonesi; e l'ultima le riepiloga tutte, coi nomi che in ciascun'epoca portarono le città.