La coscienza sentiva la necessità d'accostarsi al Dio sdegnato, e dirgli «Perdona»; provava bisogno di purificazioni, d'espiazioni: talchè, per mondarsi, alcuni nelle cerimonie di Mitra si battezzano di sangue, alcuni camminano sul Tevere gelato, o bagnati traversano a ginocchio il Campo Marzio; se Anubi è irato, il popolo decreta si mandi a prender acqua del Nilo da lustrarne il tempio, o si offrano vesti ai sacerdoti d'Iside, o cento uova al pontefice di Bellona[191]. Insomma, disgustata dalle religioni palesi, la folla rifuggiva alle arcane, e i misteri non furono più partecipati riservatamente a pochi; e più che la rivelazione di alcune verità morali o fisiche[192], se ne adottò la parte corrotta e peccaminosa. Mentre dunque il culto legale sostituiva al patriotismo l'adorazione di Cesare, l'Oriente insinuava le teurgie, corrompendosi così e la scienza e la virtù. Ogni dama nel penetrale teneva il sole etiopico, derivato dall'Egitto; dalla Fenicia erano venute divinità metà donne e metà pesci, dalla Gallia pietre druidiche; Germanico si fa iniziare ai grossolani misteri di Samotracia e al culto de' panciuti Cabiri; egli, Agrippina, Vespasiano consultano le divinità egizie.

L'uomo, che non può credere opera del caso la creazione e la conservazion delle cose, sente per istinto che tra lui e questa causa v'ha mezzi di comunicazione regolari e salutiferi. Se gli soffogate tal sentimento col vizio o col raziocinio, cade in una specie di disperazione che lo precipita nelle superstizioni. Siffatta divenne allora la condizione dei più. Paventando che l'omaggio reso all'uno recasse torto all'altro dio, si ricorreva ad osservanze superstiziose; negata la vita seconda, si tremava degli avvenimenti di questa; negata la Provvidenza, ammetteasi la fatalità, e volevasi indagarne gli inevitabili decreti. Di qui l'osservanza degli augurj e del volo degli uccelli e de' giorni propizj o infausti, anche per parte di quelli che degli Dei parlavano celiando[193].

Da Plinio raccogliamo come i maghi credessero con l'erba marmorite costringer gli Dei ad obbedirli; colla etiopide seccare i fiumi e aprire qualunque cosa chiusa; colla achimenide infondere sgomento ai nemici; coll'antirrina rendersi belli, e sicuri da ogni nocumento; colla coriacesia agghiacciar l'acqua; coll'applicare tre volte l'eliotropio guarir dalle terzane, e quattro dalle quartane; colla verbena acquistarsi fede, conciliare benevolenza, garantirsi da morbi; colla teangelide indovinare; colla cinocefalia neutralizzare i veleni ed evocare i morti; coll'inghirlandarsi d'eliocriso ottener grazia e gloria. Delle pietre, la grammatia rendeva eloquente; la gemma di Venere assicurava dal fuoco; l'agata fugava le tempeste e fermava i fiumi; la chelonia posta sulla lingua faceva indovinare; alcune, fatte a foggia di testudine, poteano sedar le tempeste; l'eliotropia mista coll'erba dell'egual nome e con certe preghiere, rendeva invisibili. Fra gli animali, chi mangiasse il cuore della talpa potea vaticinar l'avvenire; col sangue della jena bagnando le porte, tutelavansi gli abitanti da ogni malattia o fascino; portandone indosso gl'intestini, si era sicuri da incantagioni e di vincer le liti e innamorar le donne: il sinistro piede del camaleonte, arrostito nel forno, rendeva invisibile chi lo portasse: ungendosi col grasso che sta fra le due sopracciglia d'un leone, si diveniva cari ai principi; mentre il sangue della donnola, misto a cenere di jena, rendeva abominati. Perciò, soggiunge egli stesso, dopo sorbito un uovo, si ha cura di rompere il guscio; e in molti paesi d'Italia erasi proibito alle donne per istrada di torcere il fuso o di portarlo scoperto, perchè nuoce alle speranze, principalmente di grani[194].

Aggiungete il terrore di potestà arcane, meschina curiosità delle cose occulte, e credenza divulgata nei fatucchieri e nelle streghe, brutte vecchie, avide di venere, micidiali ai parti, le quali trasfiguravansi in bestie, rapivano i bambini, li cambiavano in cuna, gli affaturavano, al che suggerivansi per rimedio l'aglio e certi scongiuri: temeansi pure i vampiri, morti che ricomparivano per suggere il sangue dei vivi[195]. Estremamente si erano moltiplicati gli oracoli, i prestigi, gl'incantesimi, gli amuleti; e astrologi di Caldea, auguri di Frigia, indovini dell'India, promoveano i misteri delle scienze teurgiche.

Canidia strega, avvolti serpentelli alle scomposte chiome, nuda i piedi, rimboccata la negra veste, unta del sangue di rospi, colla potente Sagana, entrambe orribili per pallore e per irta capigliatura, urlando occupano un giardino, colle unghie raspano la terra, e coi denti straziano una nera agnella, il cui sangue scorreva nella fossa, donde aveano ad uscir le ombre per portare responsi dagl'inferni. Esse teneano una figura di cera, una di lana: questa più alta puniva l'altra, che avea sembianza di supplicante e di schiava che va a perire. L'una maga invoca Tisifone, Ecate l'altra; subito i cani infernali e i serpenti le circondano; l'immagine di cera prende fuoco e getta un vivo splendore; ma udito un fracasso, le due streghe fuggono abbandonando i denti, i capelli, le erbe e i legami tricolori con cui avviminavano i cuori[196].

A Tiberio gli astrologi erano necessarj quanto i commedianti e le femmine; porta un lauro per assicurarsi dai fulmini; quando starnuta, vuol gli si dica Salute; per impedire che si consultino le sorti Prenestine, si fa portare quei pezzetti di legno, ma oh meraviglia! al domani la cassetta si trova vuota, e le sorti eransi di per sè restituite a Preneste. Nerone chiamò a Roma Tiridate ed altri maghi per essere iniziato ne' loro arcani, e per essi dominare sugli Dei come sugli uomini; e alla magìa rifuggì per chetare i rimorsi, dopo uccisa Agrippina[197]. Vespasiano li sbandiva coi decreti, e gl'invitava coi doni; Domiziano li consultava; confidava in essi Adriano, malgrado l'affettata filosofia; nè questa preservò Marc'Aurelio dal credere agl'indovinamenti dell'egiziano Anufi. Ogni città, ogni villaggio aveva una statua, un tabernacolo, una grotta miracolosa; e i governatori andavano a chiedervi i destini dell'impero. Ogni ricco novera tra' suoi servi un astrologo; al chiromante e al negromante si fa gittar l'arte ansiosamente allorchè fulmine cade, o morti appajono, o un'improvvisa rivoluzione può spingere dalla miseria al trono, o dai triclinj alle forche. Donzelle avide d'amore, giovani solleciti d'una eredità, spose cupide della maternità, vecchi slombati, gelose amanti, magistrati ambiziosi accorrono a queste empie follie, per le quali neppur si rifugge dallo scannare fanciulli.

CAPITOLO XXXV.
La Redenzione.

Qualche moralista esclamava, è vero; ed a misura del suo coraggio rivelava le piaghe di quel tempo, l'impassibilità dei ricchi, le miserie del povero, la corruttela di tutti. Declamazioni! ma trattasi di suggerire un rimedio? i filosofi somigliano a vecchi, predicanti una morale cui non applicano; gli Stoici versano ogni colpa sopra le dottrine epicuree; i migliori politici non sanno che ribramare il tempo antico e la rugginosa aristocrazia; Orazio, da poeta vi canta: — Andiamo ad abitare le isole Fortunate»; Giovenale dice come uno scolaretto: — Ritiratevi sul monte Sacro»; Seneca soggiunge: — Uccidetevi»; Tacito non vede raggio di luce nelle tenebre che sì foscamente descrisse; fra tante superstizioni fedelmente riferite, e da lui rispettate come un istituto politico e nazionale, nega fede a cotesta divinità, che abbandona in tal fondo di corruzione l'opera sua più bella; e rifiuta le speranze postume, dicendo che gli Dei «curano la vendetta, non la salvezza, e si fan giuoco delle cose mortali»[198]: un riparo nessuno sapeva trovare, nessuno ideava una rigenerazione morale; e al più sarebbesi applaudito ad Euno, a Spartaco che violentemente spezzassero i ferri.

Chi mai avrebbe pensato opporre la voce e la persuasione sua personale alla sfrenata potenza di quell'idolo inesorabile che si chiamava lo Stato? Nell'assoluta mancanza d'ogni accordo di principj, sarebbe somigliato altro che follìa l'affrontar morte o persecuzione per sostenere il proprio convincimento? Ognuno provveda a ciò che più gli torna; il resto è nulla. Voi letterati, cercanti l'utile anche nel bello, rendetevi alleati e complici della tirannide. Voi savj, incontrando la disperazione invece della Provvidenza, riponete il sommo della virtù nel sottrarvi colla morte agli affanni, che l'individuale senno giudicò trascendere le forze vostre. O mondo, ti sprofonda nell'avvilimento morale a proporzione che cresce la materiale prosperità. Chi rigenererà l'umana specie? La forza? ma Roma l'avvolgerebbe tantosto nelle comuni ruine: la legalità? ma quella di Roma è così tenace e vigorosa, da non lasciarsene crescere a fianco un'altra: la scienza? ma essa invanisce in frasi sonore. Il rialzamento morale non potrà aspettarsi dagl'imperatori tiranni, non dal senato avvilito, non dai patrizj decimati, non dalla religione screditata, non dai ricchi corrotti, non dalla plebe ignara de' suoi diritti e de' suoi doveri.

Nè tampoco dai filosofi, barcollanti nel dubbio orgoglioso, mentre a riformare il mondo si richiede convinzione nella libertà umana, e un governo provvidenziale che conduce il trionfo delle sociali verità quando il loro tempo arrivò. Massime sparse e sconnesse, per quanto vere, non bastano, ma bisogna un nuovo principio; al concetto dell'ordine objettivo, ma fatale nella natura e nella società, opporre quello della Provvidenza divina e della libertà personale; al precetto negativo del non toglier l'altrui e non ledere il diritto, surrogarne uno positivo; riporre l'onestà nella coscienza, estenderla su tutte le facoltà del cuore, dell'intelligenza, della volontà.