All'unità, cui Roma aspirava, d'importanza suprema riusciva il costruire strade; e alcune avanzano tuttora ad attestare quanto meritassero l'antica rinomanza (pag. 573). Partendo dal miliario aureo, collocato in mezzo al fôro Romano, si spiegavano queste fin alle colonne d'Ercole, all'Eufrate e al Nilo, vincendo difficoltà d'ogni sorta, spropriando i possessori, colmando valli, accavalciando fiumi, spianando alture, forando montagne, perchè questa gran catena connettesse alla metropoli le provincie. Cinque metri eran larghe le maggiori: per fondo gettavansi frantumi di pietre, legati con calce e pozzolana; poi un miscuglio di calcina, creta e terra, e talvolta anche di ghiaja e calcistruzzo; indi ciottoli o pietre poligone informi, e nelle città cubi regolari: a Pompej ed Ercolano sono di lava, connessi con calce e pozzolana, e le vie sono tirate a filo e con marciapiedi.

Magnifiche erano in Roma la Sacra e la Trionfale: la prima, cominciando ad oriente del fôro Romano, dal Coliseo radeva il tempio d'Antonino e Faustina, e per gli archi di Costantino, di Tito e di Settimio Severo saliva al Campidoglio. Entravano dall'altra i vincitori lungo i campi del Vaticano e del Gianicolo; poi dal ponte e dalla Trionfale venivano alla via Retta, al Campo Marzio, al teatro di Pompeo, al circo di Flaminio, ai teatri d'Ottavia e di Marcello, e al circo Massimo; piegando quindi sulla via Appia, pel Coliseo uscivano sulla via Sacra, donde al Campidoglio. Le statue rapite alle nazioni vinte, quelle dei re trionfati, de' grandi uomini e degli Dei contornavano que' magnifici cammini. Gl'imperatori crebbero le strade per portare gli ordini e gli eserciti alle estremità dell'impero; e quarantotto ne contava la sola Italia, nove la Sicilia, sei la Sardegna, una la Corsica.

L'ispezione delle strade spettava ai censori, che spesso vi diedero il proprio nome; dappoi ai tribuni della plebe; più tardi a curatori speciali: le spese erano decretate dal senato, o da individui che ne traessero vantaggio, o volessero gratificarsi il popolo. Cajo Gracco avea fatto collocare pietre miliari, indicanti la distanza da Roma o dai punti principali; e lungh'esse situavansi pure i sepolcri, in vista, anziché sotterranei come quei de' prischi Italioti. V'erano anche cauponæ e tabernæ, ma forse ad uso soltanto della poveraglia: del resto quando Orazio peregrinò a Brindisi, nella città di Mamurra gli prestarono Murena la casa, Capitone i cuochi; prima d'arrivare al ponte di Campania, pernottò in una villa, dove i provveditori imperiali lo fornirono di legna e sale, secondo il loro dovere; in un'altra villa presso Trivico fu affumicato da fascine verdi, e deluso da una fanciulla[372].

Alle città in generale davasi la forma dell'accampamento, cioè un parallelogrammo, per lo più di un quadrato e mezzo, tagliato pel lungo e pel traverso da una o due strade; e tali possono riscontrarsi i primitivi piani di Como, Piacenza, Parma, Pavia, Aosta, Torino; Verona forma un quadrato.

L'unione di case private, disgiunte dalle vicine, costituiva un'isola; il complesso di alquante isole, un vico; e molti vichi, una regione. Solo i gran ricchi potevano abitare un'isola intera, massime da che il crescente lusso delle fabbriche incarì i terreni. Molti dunque appigionavano le case; e Marziale abitava a un terzo piano[373]; Silla, non ancora famoso, pagava lire seicento l'anno di pigione: ma Cicerone parla fin di tremila sesterzj o seimila lire per un appartamento.

Nelle case de' Romani, modificate tra l'antica italiana e la greca, erano due parti distinte; una per uso particolare del padrone, una pel pubblico. Il vestibolo oblungo ( protyrum ) menava dalla strada in un cortile interno ( cavedium ), scoperchiato nel mezzo. Le acque piovane erano raccolte sul tetto sporgente, e per lo spazio scoperto ( compluvium ) cadevano in un bacino rettangolare ( impluvium ), spesso decorato d'una fontana. A destra e a manca del cavedio disponevansi le camere: di fronte, una sala aperta verso la corte ( tablinum ) conteneva gli archivj e i ritratti di famiglia, e il padrone vi riceveva i clienti, che aspettavano il suo arrivo passeggiando nel cortile o seduti in salotti ( alæ ): corridoj ( fauces ) mettevano all'interno della casa. Parte principale erano gli atrj, ignoti ai Greci; e distinguevansi in toscani quando i tetti fossero sostenuti solo da travi murate; tetrastili quando avessero quattro colonne poste sotto ai punti d'intersezione delle travi; corintj quando le colonne fossero di più; displuviata quando il tetto pioveva all'infuori; testudinata se affatto coperti.

Il limitare della porta guardavasi con rispetto superstizioso; guaj l'inciamparvi! vi si scriveano parole di felice augurio, o teneansi pappagalli e gazze che le ripetessero. Sovra la porta collocavansi ornati e segni del mestiero che vi si esercitava, od iscrizioni. Gli usci talvolta faceansi di marmo o di bronzo, e con bottoni, mascheroni ed altri capricci; in occasione di nozze o di solennità ornavansi di ghirlande e festoni; gli amanti vi sospendeano fiori; i cipressi indicavano la morte. Eccetto quelle dei tribuni, stavano chiuse, nè vi s'entrava senza bussare: nelle case ricche tenevasi il portiere, incatenato come i nostri cani. Oltre la principale, s'avea qualche porta di dietro ( postìca ), che riusciva negli angiporta o vicoli. Di rado si trovano scale, e queste di pietra o di legno come oggi, fissate nel muro e per lo più buje; onde la frequente frase d'ascondersi in scalis, o in scalarum tenebris[374].

La casa in generale non avea finestre o pochissime, e queste piccole ed alte; talora chiuse con pietre speculari, o con vetri molto grossi e non trasparenti[375].

Le parti interne comunicavano tutte fra sè mediante il cortile, da cui le camere riceveano luce per mezzo delle porte: le camere spesso non erano divise che da traversi o da cortine. Nella biblioteca poneansi le effigie degli autori, d'oro, argento, bronzo, cera[376].

Da principio il fuoco ardeva nell'atrio, ove e cocevasi e mangiavasi, e attorno a quello si raccoglievano i numerosi schiavi; dappoi nell'atrio si tenne un foculo o braciere, dove mettere incensi ai lari[377]: talvolta riscaldavansi le camere con tubi chiusi nelle pareti o sotto al pavimento. Per cercare il fresco e meriggiare si aveano appartamenti sotterranei, che ne' palazzi erano estesi, con molti corridoj e pitture a fresco e fregi a stucco, i quali da ciò appunto trassero il nome di grotteschi.