Ornavansi i palazzi con giardini. Di grandiosissimi n'ebbe Mecenate; e forse a quei di Lucullo presso Napoli servivano la Piscina Mirabile di Miseno, e la nuova grotta, riaperta or fa poch'anni nel promontorio di Coroglio, lunga più di mille metri, alta e larga meglio che quella di Posilipo. L'arte industriavasi a procurarvi ombre, variare l'esposizione, intrecciare labirinti, distribuir acque, e nel ridurre le piante e i cespugli, massime di càrpino e di bosso, in figure d'animali o di lettere ( ars topiaria ); della quale invenzione si attribuiva il merito a Cajo Matio cavalier romano, famigliare d'Augusto. Altre volte i giardini erano pènsili, e Seneca inveiva retoricamente contro questo dover gli alberi cacciare le radici ove a stento avrebbero innalzate le chiome[378].
Ai giardini aggiungevansi un viale d'alberi ove passeggiare discorrendo ( gestatio ), e l'ippodromo per le corse a cavallo. Nè ignoti erano i tepidarj, dove correnti d'acqua calda mantenevano una temperatura tale che, a malgrado del verno, vi facessero i gigli bianchi e rossi, le viole tusculane, le vigne, i poponi e gli alberi da frutto. Coltivavansi pure delle piante bulbose, il croco, il narciso, il giacinto, le iridi. A taluno erano unite uccelliere, e Alessandro Severo n'ebbe una che conteneva ventimila piccioni, oltre fagiani, pernici, altra selvaggina. Entro piscine conservavansi pesci vivi, con ingenti spese.
Non dimentichiamo che a nessun palazzo mancava l'ergastolo, destinato a chiudere gladiatori, atleti, schiavi. I primi, come ben nudriti, così è a credere fossero anche ben alloggiati; ma gli schiavi si cacciavano la sera in tane sotterranee, senza distinzione di sessi. Altri ergastoli, come indica il nome, servivano pei lavori forzati, e in città n'avea di molti; e talora i passeggieri venivano côlti, e gittati a lavorare in quelle tane, senza che più se ne sapesse.
Le minori vie metteano sopra le strade grandi, le sole mantenute a pubbliche spese, e che legalmente doveano farsi larghe non più di otto piedi romani, che sono due metri e mezzo, e costeggiate da marciapiedi rialzati, da due in quattro piedi; ben necessarj ove l'angustia appena permetteva il cambio de' carri, e dove piovendo correva il rigagno. Sulla strada s'aprivano le botteghe, e spesso in una tutte quelle d'un esercizio, come a Roma nel fôro i banchieri; nel Vico Tusco e nel Velàbro i conciatori, profumieri, droghieri, mercanti di stoffe; nella via Sacra i venditori di minuterie domestiche, di ossetti d'avorio, di tavolette da scrivere, di stipi di legno prezioso, dadi e tavole da giocare. Nel 175 avanti Cristo i censori Fulvio Flacco e Postumio Albino fecero selciare di pietroni le vie interne di Roma, di ghiaja le esterne, e con margini rialzati[379].
La primitiva Roma occupava sul colle Palanzio appena un miglio quadrato, colle porte Rumena, Capena, Magonia. Numa Pompilio estese quel recinto, inchiudendovi il colle Capitolino e la parte più prossima del Quirinale, e aggiungendo la porta Carmentale, detta Scellerata dacchè ne uscirono i trecentosei Fabj. Tullo Ostilio cinse anche il Celio per istanziarvi i vinti Albani; poi Anco Marzio collocò i Latini sull'Aventino, murandolo. Tarquinio Prisco asciugò il Velàbro, palude nell'avvallamento tra il Palatino, l'Aventino e il Campidoglio; e meditava una nuova cerchia di mura, che fu poi compita da Servio Tullio, aggregando il resto del Quirinale, e i colli Viminale ed Esquilino, sicchè vi furono compresi sette colli; mentre il Gianicolo ergevasi di là dal Tevere a guisa di cittadella.
La mura, invasa anch'essa dalle abitazioni, serpeggiava sul ciglio dei colli: cominciando sulla sinistra del Tevere al fôro Olitorio presso il teatro di Marcello, e seguendo il lato settentrionale della rôcca Capitolina, scendeva al sepolcro di Cajo Bibulo, quindi per la valle che separa il Campidoglio dal Quirinale saliva in vetta di questo verso le Quattro Fontane, donde secondava il colle lungo il circo di Flora, piegando poi incontro alla moderna porta Salaria. Quindi cominciava l'aggere su cui fondata era la mura, e continuava per l'altura sovrastante ai colli Quirinale, Viminale ed Esquilino fin all'arco di Gallieno, ove esso argine terminava. Allora, sceso l'Esquilino, la mura rimontava sul Celio presso al Laterano; indi per la sommità meridionale del colle, dove ora sta Santo Stefano Rotondo, scendeva a valle tra il Celio e l'Aventino; coronati i quali, tornava a raggiungere il fiume là dov'erano e sono tuttora le conserve del sale. Di là dal Tevere le mura staccavansi dal fiume in due linee rette per congiungersi colla cittadella gianicolese di Anco Marzio. Vi attribuiscono il giro di otto miglia, o precisamente 12,500 metri[380].
Ventitre o ventiquattro porte le aprivano: la Flumentana presso il fiume; la Trionfale, donde entravano i vincitori pigliando la via Sacra verso il Campidoglio; la Carmentale; la Rumena alle falde del Campidoglio; una di nome incerto, sull'altura occidentale del Quirinale; un'altra sul colle medesimo presso il palazzo pontifizio; la Salutare in vetta ad esso colle, ove ora le Quattro Fontane; una presso gli orti Sallustiani; la Collina, da cui partivano le vie Salaria e Nomentana, e fuor della quale stava il Campo Scellerato; la Viminale nella villa Negroni; l'Esquilina presso l'arco di Gallieno, donde moveano le vie Prenestina, Labicana, Tiburtina; la Mezia, poco discosta; la Querquetulana sulla via Labicana presso i Santi Pietro e Marcellino; la Celimontana presso San Giovanni in Laterano; la Ferentina sul Celio presso Santo Stefano Rotondo, donde si usciva al bosco della dea Ferentina, oggi Marino, convegno dell'assemblea dei popoli del Lazio; la Capena, da cui partivano le grandi strade Appia e Latina, aprivasi nella gola fra il Celio e l'Aventino, ed era il corso vespertino degli eleganti; la Nevia, al crocicchio delle vie Aventina e di Santa Balbina, menava ai boschi Nevj, ricovero de' malfattori; la Radusculana sotto la chiesa di San Saba, alla falda meridionale dell'Aventino; la Lavernale sull'Aventino; la Mavale accanto al bastione di Paolo III; la Minucia sulla sommità dell'Aventino; la Trigemina, ove è l'arco della Salaria, così detta perchè avea tre fornici. Quelle del lato occidentale sono incerte.
Dentro e fuori restava uno spazio sacro, detto pomerium, che non potevasi nè edificare nè coltivare. Silla e Cesare estesero il pomerio, ma non dilatarono la mura.
Augusto partì l'antico recinto di Servio Tullio in quattordici regioni, che erano: I ª al mezzodì la Capena, ove il tempio dell'Onore, quello di Marte Estramurano, le terme di Severo e di Comodo; II ª la Celimontana sul monte Celio, ove la casa de' Laterani, la Mica Aurea fondata da Domiziano, le scuole de' gladiatori, e il piccolo campo Marzio; III ª la Moneta nella valle fra il Celio, il Palatino e l'Esquilino, dove le terme di Trajano e di Tito, la Casa Aurea di Nerone, le grandi vie Suburra e Carina, il Colosseo; IV ª la Sacra fra l'Esquilino, il Palatino e il Quirinale, dove i tempj della Pace, di Roma, d'Antonino e Faustina, il colosso di Nerone, gli archi trionfali di Tito e di Costantino, la via Scellerata, la Sandalaria abitata da' libraj, la Sacra dove Orazio solea passeggiare meditando e invanendo[381]; V ª le Esquilie chiudeano parte dell'Esquilino e il Viminale, coi monumenti del Castrum prætorianum, la casa e i giardini di Mecenate, l'arco di Gallieno, il vivario delle belve per l'anfiteatro; VI ª l'Alta Semita sul Quirinale abbracciava le terme di Diocleziano e di Costantino, i tempj di Quirino, del Sole, di Flora, della Salute, i giardini di Lucullo, di Sallustio, d'altri; VII ª la Lata, fra il Quirinale e il Campo Marzio, aveva il fôro Suario, il portico di Costantino ed altri monumenti; l' VIII ª regione era il fôro Romano fra il Capitolino, il Palatino e il Tevere, e suoi monumenti il Miliario Aureo, il Comizio, la curia Ostilia, il tempio di Castore, la basilica Porzia, la colonna Mevia, il tempio di Vesta, i nuovi rostri, il tempio di Saturno, il Campidoglio, la cittadella, i fôri di Cesare, d'Augusto, di Trajano, ecc.; IX ª il circo Flaminio nella parte più settentrionale, col mausoleo d'Augusto, il Panteon, il teatro di Balbo, l'anfiteatro di Statilio Tauro, il teatro di Marcello, la curia di Pompeo, la Villa pubblica, dove faceasi il censo e si riceveano gli ambasciatori stranieri; X ª la Palatina col palazzo imperiale; XI ª il circo Massimo fra il Palatino e l'Aventino; XII ª la Piscina pubblica fra l'Aventino e il Celio; XIII ª l'Aventino, ove faceasi la rivista degli armati ( armilustrium ); infine il Transtevere, ove i giardini di Nerone, la Mole Adriana, le terme d'Aureliano. Siffatta divisione durò fino ad oggi.
Cresciuta Roma di magnificenza e d'estensione sotto gl'imperatori, Aureliano la cinse di nuove mura laterizie, quali in molti luoghi si vedono tuttora, all'uopo principalmente d'inchiudervi i nobilissimi edifizj circostanti al campo di Marte. Staccandosi dalla sinistra del fiume presso porta Flaminia, la nuova mura ambiva verso oriente il Pincio, poi il Quirinale, il Viminale, l'Esquilino, il Celio, l'Aventino, e allargandosi per abbracciare monte Testaccio, toccava il fiume; di là dal quale tornava molto più in fuori dell'odierna porta Portense, donde salendo il fianco meridionale del Gianicolo, fiedeva alla porta San Pancrazio, per scendere alla Settimiana. Non fu quindi più la città de' sette, ma dei dieci colli: il Vaticano fu ricinto soltanto da papa Leone IV, formando la città Leonina.