NOTE:
1. Orazio, Ep. II.2. Græcia capta, ferum victorem cepit, et artes
Intulit agresti Latio...
Serus enim græcis admovit acumina chartis.
Ep. II. 1.
(*) Mommsen vorrebbe che i versi fescennini e le atellane fossero detti non dalle distrutte città di Fescennio e Atella, ma dal porsi in queste città la scena delle commedie, affine di satirizzare senza incorrere le gravi pene comminate a chi ingiuriasse un cittadino romano.
3. Lib. VII, cap. 2.4. Plauto nel prologo del Trinummo dice: Plautus vortit barbare; e barbarica lex chiama la romana nei Captivi; e Barbaria l'Italia nel Penulo.5. Vates da fari, come Fauni; ed è comune alle genti il chiamare sè parlanti, e muti gli stranieri.6. Orazio, Ep. II. 1; Tacito, Ann., XIV. 21.7. Singolarmente un Rintone da Taranto, modello di Lucilio, e inventore d'una non sappiamo quale specie di commedia ( Lydus, De magistratibus rom., I. 41). Forse era quella che a Roma dicevasi Rintonica.8. Ciò risulta da Diomede, III. 488, nella collezione di Putsch.9. Munck, De atellanis fabulis, pag. 52, crede Strabone s'ingannasse sull' osce loqui, volendo questo dire non che si servissero della lingua osca, ma che parlavano oscamente, cioè rusticamente.10. Martino Hertz, in una memoria stampata a Berlino il 1854, sostiene che deva dirsi Tito Maccio Plauto, nè altrimenti pensano l'editore di Plauto Ritschl e Lachmann; così trovando in un palinsesto. Non pare abbiano ragione.11. Per esempio: Obsequium amicos, veritas odium parit.
Amantium iræ amoris integratio est.
Homo sum; humani nihil a me alienum puto.
12. Atque ideo hoc argumentum græcissat, tamen