Populo ut placerent quas fecisset fabulas.

Terenzio, prologo dell' Andria.

... Eum esse quæstum in animum induxi maxumum,

Quam maxume servire vestris commodis.

Prologo dell' Eautontimorumenos.

17. Perchè Roma non ebbe tragedie? Tale questione è magistralmente trattata da Nisard, Etudes sur les mœurs et les poètes de la décadence, a proposito di Seneca. — Lance ( Vindiciæ romanæ tragediæ. Lipsia 1822) raccolse ben quaranta tragici romani. — Vedi pure Tragicorum romanorum reliquiæ: recensuit Otto Ribbeck. Lipsia 1852.18. Si quis populo occentassit, carmenve condisti, quod infamiam faxit flagitiumve alteri, fuste ferito. Cicerone, De republica, dice: — Le XII Tavole avendo statuita la morte per pochissimi fatti, tra questi stimarono non doverne andar esente colui che avesse detto villanie, e composto versi in altrui infamia e vitupero. E ottimamente, perchè il viver nostro dev'essere sottoposto alle sentenze de' magistrati ed alle dispute legittime, non al capriccio de' poeti; nè dobbiamo udir villanie se non a patto che ci sia lecito il rispondere e difenderci in giudizio». Elegantissimamente Orazio soggiunge nella già più volte citata Epistola II. 1: Libertasque recurrentes accepta per annos

Lusit amabiliter, donec jam sævus apertam

In rabiem verti cœpit jocus, et per honestas

Ire domos impune minax. Doluere cruento

Dente lacessiti: fuit intactis quoque cura