Noi abbiamo visto più sopra (Vol. I) che il ladro chiama sè il pegre, il pigro: che nella vita dei più grandi criminali Lacenaire, Lemaire, Chretien, l'orrore del lavoro era maggiore dell'amore alla vita.

Più analiticamente si può studiare questo stato d'anima nelle tavole psicologiche comprese nell'atlante antropologico-statistico dell'Omicidio di E. Ferri, dove la psicologia dell'ozio è spesso accennata. Un omicida recidivo (n. 37) alla domanda «lavorate?» risponde «no, perchè il lavoro raccorcia la vita». Il n. 46 spiega i suoi delitti dicendo: «cosa vuole? voglia di lavorare, poca». Il n. 432 più francamente confessa: «lavoravo, ma poco, perchè si fa fatica a lavorare». Il 467, domandato perchè non lavori, si scusa dicendo: «non sono buono». Il 481: «voglia di lavorare non ce ne ho; dove devo prendere i denari se non li rubo?».

E Marro (Annali di Freniatria, vol. IV) giustamente notava: «Nei popoli non civilizzati si constata l'incapacità assoluta di ogni sforzo perseverante. Il lavoro continuato, duraturo, è la caratteristica dell'uomo civilizzato. Più viene egli a conservare la sua forza fisica, meglio sa renderla proficua colla sua intelligenza, e più sa egli adoperarla a benefizio comune suo e della società, meglio si accosta alla perfezione.

«Ogni progresso nell'istruzione, nella educazione, nelle leggi, nelle misure igieniche, mira a guidare l'uomo in questa direzione.

«Abbiamo per contro un'altra serie di cause che tendono ad un effetto opposto.

«Ogni lavoro regolare deve naturalmente soddisfare ai due requisiti, di riuscire cioè utile all'individuo che lo eseguisce, ed alla società in cui viene compiuto. Ogni lavoro che manca di un tale requisito segna un grado più o meno profondo di degenerazione.

«Un primo grado di questa noi l'abbiamo nei lavori semplicemente improduttivi per la società. Il vagabondaggio, la questua fra le classi povere, l'abitudine al giuoco in queste e nelle classi elevate segnano un primo grado di degenerazione in chi se ne compiace e ne vive; essi segnano al tempo stesso il passaggio alla criminalità in quanto che rendono chi li esercita veri parassiti che sottraggono altrui senza profitto alcuno i prodotti del lavoro utile.

«La criminalità consiste essenzialmente nella produzione di un lavoro che può fruttare all'individuo, ma torna nocivo alla società. La sua gravità cresce col crescere del danno che questa riceve.

«Il carattere della degenerazione pazzesca è la produzione di un lavoro inutile o dannoso alla società, senza neppure vantaggio allo individuo; e si arriva all'ultimo limite in questa degenerazione quando viene a mancare persino la possibilità del lavoro, coll'impotenza assoluta del cretino dell'idiota».

E altrettanto nota il Sergi nella sua bella Degenerazione.