Fino dal 1568 esisteva in Napoli la camorra, conoscendosi delle Prammatiche del 1568, del 1572, del 1597, e del 1610, in cui i vicerè spagnuoli, conte di Miranda, duca d'Alcalà, ecc., cercavano di punire «con pene straordinarie, colla galera, il giuocatore e tenitore di case da giuoco, o meglio di baratteria, che cavava illecite esazioni su dette case, ed i carcerati, che, ora sotto colore di devozione a sacre imagini, ora per altra diversa figurata causa, imponevano pagamento agli altri, in poca o molta quantità, commettendo per tal modo crudeli estorsioni»[168].
Certo il Gueltrini trovò la parola camorra, in riguardo alle minute contrattazioni sui mercati, usata in un sonetto del 1712.
Il Monnier osserva, assai bene, che l'etimologia della camorra dimostra la sua origine dalla Spagna e forse dagli Arabi. Camorra in spagnuolo equivale a querela, rissa o disputa; e camorrista a cattivo soggetto; in arabo kumar significa giuoco d'azzardo. Una novella del Cervantes ci mostra aver esistito in Siviglia, fin da quei tempi, una setta affatto simile ai camorristi. Anch'essi prelevavano su ogni furto un'elemosina per la lampada di una santa imagine da loro venerata; anch'essi davano alla polizia una parte dei prodotti; s'incaricavano delle vendette private, non escluso lo sfregio col rasoio; anche fra essi vi erano i novizi, che si chiamavano fratelli minori, e dovevano pagare una mezza annata sul primo loro furto, portare ambasciate ai fratelli maggiori, sia nelle prigioni, sia nelle carceri, ed adempiere agli altri uffici subalterni. I fratelli maggiori avevano un soprannome, e si dividevano, in giusta quota, le somme che gli applicati versavano alla massa comune.
Anche i ladri del Marocco (Arabi e Betari) prelevavano un tanto sulle prostitute.
Associazioni affatto simili alla camorra ed al brigantaggio esistettero in tutti i tempi poco civili; così nel medio-evo, nei Regolamenti delle Stinche ed in quello delle carceri di Parma, B. Scalia trovò accennato a soprusi simili a quelli dei camorristi, specialmente in occasione dei giuochi, e vi si legge come ogni camerata di prigionieri aveva un suo capo, che si faceva chiamare capitaneo o podestà, precisamente come dai moderni camorristi priore; e tanto in queste come nelle carceri di Venezia esisteva l'uso di tassare i nuovi entrati[169].
Il Don Chisciotte ci dipinge alcuni oziosi che esigono una gratificazione dai giuocatori fortunati, per aver presenziato ai cattivi e ai buoni colpi.—È la missione comune del moderno camorrista.—Ed è curioso il notare che quella mancia viene chiamata barato, precisamente come intitolano le loro equivoche imposte i camorristi.
Anche il brigantaggio, che pure persiste tanto nelle provincie del sud, ha una probabile causa nella tradizione storica, essendosi esso radicato fino da' tempi antichissimi nell'Italia media e del sud.
Gabriele Rosa l'attribuisce all'antica guerra sociale, che costrinse i nostri agricoltori a farsi pastori nomadi (Su Ascoli Piceno. Brescia, 1869). Nel 1108 in Roma si contavano ogni giorno a centinaia i furti e gli omicidi, nel 1137 delle città intere erano preda di assassini, p. es. Palestrina.
«Banditi nel Napoletano ci furono sempre, scrive Giannone(Lib. IV, cap. 10), in coda agl'invasori greci, longobardi, svevi, saraceni, angioini, albanesi, ladroni gli uni degli altri, crudeli e rapaci del pari».
Nel 1458, i mercenari stranieri espulsi da Giovanna I divennero briganti, rubando e penetrando fino in Melfi; di poi si posero al servizio dei Baroni del Regno, che se ne servirono come di ordinaria milizia.