I camorristi nel 1860 salvarono Napoli dal saccheggio; impedirono, quando furono trasformati da Liborio in poliziotti, i piccoli delitti, assai più che l'antica sbirraglia borbonica; ma a poco a poco divennero alla lor volta i soli malfattori; organizzarono il contrabbando per terra e per mare, sotto apposito capo; con un tributo ai camorristi, i carrettieri non pagavano più nulla ai gabellieri. Fuvvi un giorno, in cui le gabelle delle porte di Napoli non produssero al municipio che 25 soldi. E quando e' si videro spodestati e decimati da Spaventa, si diedero all'opposizione, minacciarono rivoluzioni in Napoli, iniziarono (1862) aggressioni, rivolte audacissime nelle città.

Emigrazione. E non poco sfavorevolmente vi influisce L'emigrazione che abbiamo visto causa sì grave della criminalità sporadica. L'emigrante rappresenta quella specie di agglomero umano che ha la massima facilità ed incentivo al delitto associato: maggiori bisogni, minore sorveglianza, minore vergogna; maggior agio di sfuggire alla giustizia, uso del gergo; ed i ladri sono quasi sempre nomadi. A Nuova-York il contingente massimo della delinquenza è dato dall'emigrazione, e l'Italia non vi fa la migliore figura[178]. Gli emigranti abbruzzesi formarono il maggior contingente della banda Mancini (Jorioz).—La banda di Fiordispine era in origine composta tutta di stagnai, cerretani, mietitori, merciai ambulanti, i quali, già del resto, si segnalano, pur troppo, anche nel delitto sporadico.

Anche quegli emigranti che più dovrebbero rifuggire dal delitto, come coloro che pellegrinano, solo, per principio religioso, offersero una cifra notevole alla criminalità associata. Il vocabolo di mariuolo par certo derivasse da quei pellegrini di Loreto o di Assisi, che usavano gridare in coro: Viva Maria, commettendo nel medesimo tempo stupri e ladronecci che credevano espiare col pellegrinaggio (Lozzi, Dell'ozio in Italia. Firenze, 1870), il quale riesciva per loro, così, un comodo mezzo al delitto e un altro ancor più comodo per la penitenza, una specie di quella famosa lancia che feriva, ma subito dopo guariva le ferite. Una prova sicura di ciò ho rinvenuta testè in un curioso decreto del Re di Francia datato dal settembre 1732, che richiama altri decreti del 1671 e 1686, emanati appunto per impedire i pellegrinaggi, i quali sono dichiarati causa frequente di gravi delitti[179].

Forse per ciò i paesi dove hannovi santuari celebri sono in genere, più malfamati, come osservava D'Azeglio ne' suoi Ricordi.

Capi.—Il trovarsi, in un dato momento e paese dove abbondino gli elementi del delitto, un malfattore di genio, o di grande audacia, oppure di influente posizione sociale, è una delle cause più favorevoli alle associazioni al mal fare. Così le bande di Lacenaire, Lombardo, Strattmatter, Hessel, Maino, Mottino, La Gala, e Tweed devono l'origine e la lunga impunità alla grande intelligenza dei capi.

Il Cavalcanti era un brigante di tanto genio che quasi tutti i suoi gregari, più fortunati dei generali d'Alessandro, divennero terribili capi briganti; come Canosa, Egidione, ecc.

La banda di assassini ed incendiarî di Longepierre sfuggiva ad ogni indagine, perchè era organata e protetta dallo stesso sindaco del paese. Il Gallemand, cogli incendî si vendicava degli avversari amministrativi, o rinviliva il prezzo dei beni, di cui voleva far acquisto.

Carceri.—Ma la principalissima fra le cause è la degenza nelle carceri che non siano costrutte a sistema cellulare. Quasi tutti i capi malfattori: Maino, Lombardo, La Gala, Lacenaire, Souffard, Harduin, eran fuggiaschi dalla galera, e scelsero i loro complici fra quei compagni che vi avevan dato prova di audacia o di ferocia.

La prima origine della camorra è nelle carceri. Essa dapprima non padroneggiava che colà; ma quando, sotto il re Ferdinando, nel 1830, molti galeotti, per grazia regia, vennero posti in libertà, pensarono di trasportare i guadagni ed il costume delle carceri, a cui si erano abituati, anche nella vita libera (Monnier, pag. 58). E pochi anni sono, la camorra sceglieva i suoi capi fra i carcerati della Vicaria, ed i camorristi liberi non prendevano deliberazione importante senza essersi intesi con questi.—La camorra, distrutta dovunque in Napoli dalla mano potente del Mordini, pur perdura ancora nelle carceri che furono la sua prima culla.—La stessa parola mafia è un prodotto delle prigioni. A Palermo, scrive un acuto osservatore[180], i malfattori d'azione si fanno nelle carceri giovandosi di elementi nuovi solo quando non ne possano fare a meno per date imprese. La maggior parte degli affigliati alla banda che derubò il Monte di Pietà di Palermo proveniva dalle carceri. Il vecchio brigantaggio napolitano si reclutò fra i molti galeotti messi in libertà dalle frequenti grazie regie, non meno di 19 in 30 anni (1760 al 1790).—Le analogie singolari negli usi ed anche nelle denominazioni dei gradi fra gli accoltellatori Ravennati ed i camorristi mi fanno credere che i riti di quelli sieno stati ricopiati da questi, che certo li appresero nelle carceri, come i riti dei malandrini siciliani furono importati dal Lombardo, sulla falsariga della camorra carceraria di Calabria.

E tutto ciò è naturale a chi ricordi i lugubri versi dei malfattori Palermitani (V. sopra): la carcere è una fortuna che il cielo vi invia, perchè vi insegna il luogo e i compagni del furto. Noi, precisamente quando crediamo vendicare e difendere la società colla carcere, somministriamo ai delinquenti i mezzi di conoscersi, di istruirsi e di associarsi nel male.