Influenza della razza.—Più sopra abbiamo toccato della grande influenza della razza sul delitto; è quindi naturale che debba influire sulle associazioni (V. vol. II).
Gli Zingari si potrebbero chiamare, in genere, come i Beduini, una razza di malfattori associati.—Negli Stati Uniti il negro (secondo A. Maury), nell'Italia meridionale l'Albanese ed il Greco pare influiscano in un senso analogo, e, qualche volta, anche l'indigeno; St. Jorioz scriveva, per esempio, parlando di Sora: «Di ladri formicola questo bel paese; ve ne sono tanti quanti sono gli abitanti.» (V. sopra), il che spiegherebbe come riuscissero eletti dei briganti a consiglieri del comune.—Gli abitanti di Castelforte e di Spigno proteggono i ladri, col patto che rubino fuori del loro paese.—Gli abitanti dei dintorni di Palermo, fra cui formicolano i mafiosi, discendono dagli antichi bravi dei baroni (Villari); e rimontando più in su, dai rapaci arabi conquistatori, confratelli dei Beduini (V. s.). —Ho osservato, scrive D'Azeglio parlando dei Romani, che negli antichi feudi del medio-evo (Colonna, Orsini, Savello) è rimasta nella popolazione l'impronta di quella vita di odio, di guerre, di parteggiare continuo, che era vita normale di tutto l'anno in quei felici secoli; vi si trova fra i giovani quasi generale il vero tipo del bravo (Bozzetti della vita italiana, pag. 187).
Eredità.—Codeste questioni di razze, è facile a capirsi, si risolvono in una questione di eredità.
Fra i moderni briganti meridionali ve n'erano alcuni che discendevano dal terribile Fra Diavolo. Molti tra i famosi camorristi sono fratelli, come per es., i Borelli, e sono noti i sette fratelli Mazzardi di Cannero, i fratelli Manzi da Cerro, i Vadarelli, i La Gala, ed in Nord-America i fratelli Youngas che giunsero a svaligiare in pieno giorno le banche pubbliche del Minnesote. La banda di Cuccito, quella di Nathan erano tutte composte di parenti, fratelli, cognati. Qui oltre l'influenza dell'eredità, che può raffinare nell'arte del male come in quella del bene, oltre l'influenza della tradizione, dell'educazione, si aggiunge, anche, l'aiuto materiale del numero. Una famiglia di malfattori è una masnada già bella e formata, e che ha, col mezzo delle parentele, il modo di ingrossare e di eternarsi nei figli (V. sopra).
Nel 1821, le comuni di Vrely e di Rosières erano funestate da furti e assassinî, che mostravano una conoscenza del luogo ed una audacia non comune. Il terrore impediva le denuncie; finalmente la giustizia colpiva i colpevoli, che appartenevano tutti ad una famiglia. Nel 1832, vi si ripeterono i furti; ne erano autori i nipoti dei primi arrestati.—Nel 1852 e fino al 1855 si rinnovarono continui assassini nelle stesse comuni. Gli autori n'erano sempre i pronipoti dei primi, che mettevano capo a quei Chretien, Lemaire e Tanre di cui demmo sopra a pag. 191 lo strano albero genealogico.
Questo ci mostra assai bene perché in un dato villaggio troviamo un continuo risorgere e raggrupparsi di delinquenti. Basta colà sia sorvissuta una sola di queste famiglie malvagie perfezionatasi nel male per l'affinità elettiva che i criminali hanno fra loro (v. s.), per corrompere, in breve, tutto il paese; ed ecco giustificata, fino ad un certo punto, la barbarie degli antichi e dei selvaggi, che punivano, insieme ai colpevoli, anche gli innocenti loro congiunti.
Altre cause.—I delinquenti si associano, spesso, per necessità, per poter reagire alla forza armata, o per sottrarsi alle indagini poliziesche, portandosi in punti lontani dal loro soggiorno, benchè siasi notata costante, in quasi tutti i malfattori associati, la tendenza a compiere le loro gesta intorno alla zona del proprio paese.
Si associano, anche, per completarsi a vicenda nelle speciali attitudini, come Lacenaire che era vile, con Avril feroce e sanguinario; e Maino e La Gala che erano coraggiosi, ma ignoranti, con Ferraris e Davanzo che sapevan di lettere.—La maggior parte essendo vigliacchi, cercano nel compagno quel coraggio che manca loro naturalmente.
Si aggiunga, che per molti il delitto è una specie di partita di piacere, che mal si può godere da soli.
Alle volte l'associazione ha origine da un puro accidente: p. es., Teppas uscendo dalle carceri, si dà a svaligiare un ubbriaco; ma appena iniziata l'impresa, si sente chiamare da Faurier, che vuol dividere il bottino;—da quel momento nacque la banda Teppas.