Per gravi che siano i fatti attuali, sono un nulla rispetto a quelli che si verificavano nelle civiltà passate; a Roma, per esempio, un appaltatore poteva, corrompendo il Senato, far decidere di una guerra che sarebbe costata allo Stato immense somme e centinaia di migliaia di uomini, ma che doveva servire a lui a realizzare un credito che aveva con un re dell'Asia; nè molte delle guerre più sanguinose ebbero altra causa che l'avidità depredatrice di una piccola aristocrazia finanziaria: in Inghilterra, in Francia, era due o tre secoli fa un fatto normale che il primo ministro, e, qualche volta, lo stesso re, ricevessero pensioni di Stati stranieri: i ministri e le amanti dei re in pochi anni di governo o di amore ammucchiavano enormi somme, spesso in mezzo a una miseria così diffusa, che toccava quasi la Corte. Sono storia così recente, che non v'è bisogno di ricordarla a nessuno. Per questo lato, le democrazie parlamentari d'oggidì, pur essendosi un po' migliorate, non sfuggono alla legge comune; e dimostrano come, almeno per ora, un Governo interamente onesto sia ancora, vuoi per le sue origini, vuoi per le sue funzioni, un fatto quasi impossibile.
Quando il Governo era dispotico, erano le regie concubine o i favoriti dei re che intascavano i milioni delle Banche o del Panama; adesso forse questi non vi entreranno più, ma vi entrano (ed il cambio non è migliore) i deputati; poichè una volta che costoro, al pari dei re, si considerino inviolabili e più di questi siano irresponsabili col pretesto che non sieno funzionari pubblici, potendo al più cadere dal seggio ed impunemente godere del denaro pubblico carpito mediante il pubblico ufficio, è naturale che non si risparmino, per poco che abbiano debole il senso morale; mentre i poveri re, se facessero altrettanto, prima cadrebbero dall'estimazione pubblica, e poi finirebbero per perdere il trono e forse i beni e la vita.
Fate che fra le mani di uomini irresponsabili ed inviolabili quasi, si pongano immensi tesori senza nessun pericolo a prenderseli; e provatevi un po' a dire che non li tocchino!
Ma il male ora è peggiore anche perchè i re sono pochi, mentre i deputati e senatori sono molti e più pericolosi.
Perchè questi sien più pericolosi è facile il capirlo.
Nella lotta elettorale non sono le qualità intellettuali e ancor meno le morali che decidono della vittoria; anzi, l'uomo che ha molte idee originali, urta il misoneismo della massa; l'uomo che ha coscienza franca e dice i mali e propone i rimedi, urta gli interessi dei grandi elettori; l'uomo onesto, che non vuol mercanteggiare così, non urta nulla, ma non conquista nulla; e tutti rischiano di essere battuti dal mediocre, che contenta tutti con un programma insignificante, dallo sfacciato e dal corrotto che si adattano a comprare suffragi o a mettersi a servizio dei potenti del luogo. Come potrebbe del resto il pubblico meravigliarsi di trovare deputati corrotti e venali nei Parlamenti, se non fosse così ingenuo innanzi allo spettacolo che gli si svolge dinanzi in tempo di elezioni? Gli uomini non amano mai di lavorare troppo; e, quando lavorano, vogliono essere pagati; invece, per il lavoro politico, che è spesso uno dei più gravosi, si presentano in folla i richiedenti, che si offrono di compierlo gratis. Per un certo numero, il lavoro sarà compensato dalle soddisfazioni della vanità; ma si vorrà credere che tutti gli altri si sobbarchino al grave peso per alto e puro amore della felicità pubblica? Bisognerebbe che gli eroi ed i Santi si trovassero ad ogni canto di strada, numerosi come i venditori di fiammiferi. Se tanti deputati vanno e vengono da Roma ai capi estremi della penisola, se salgono e scendono infaticati le scale dei Ministeri, se pronunciano discorsi, scrivono relazioni, spendono tremila lire all'anno in posta e telegrafo, non è per devozione all'interesse del paese, ma perchè, in un modo o nell'altro, questo lavoro deve finire a trovare una retribuzione che solo pei più onesti non è che morale (Ferrero).
E da qui la necessità di diminuire il numero di costoro, di limitarne il mandato e di escluderli da ogni privilegio per i reati comuni, anzi di esporli a maggiore responsabilità degli altri, come in Inghilterra ove il solo sospetto di adulterio, che pur per molti non è delitto, bastò a detronizzare Parnell.
Abbiamo, perdio! lottato per secoli onde impedire i privilegi dei preti, dei guerrieri, dei re, ed ora manterremo, sotto la fisima di una pretesa libertà, i privilegi più straordinari a più di settecento re?
E conviene dare perciò una maggiore libertà alla stampa; ora, grazie al nuovo Codice, il colpevole non solo non può venir denunciato, ma se lo sia, trova anzi una nuova risorsa dai proprii reati: può, alle spalle degli onesti e collo strumento delle leggi, operare quello che chiamerei un vero ricatto alla rovescia, facendosi indennizzare nuovamente sugli sforzi che fanno gli onesti per avvisare il pubblico dei suoi misfatti. E altrettanto avviene in Francia dove Baihaut ottenne una condanna fortissima di quel giornalista che osò solo denunciarlo—anni sono—e propalare una piccola parte di quello ch'era vero.
Qui bisogna ricordare che in questi casi il mettere a nudo le piaghe non aumenta, come si crede dai deboli di spirito, i mali, ma li medica. E, un paese in cui si sia voluto andare a fondo, come in Francia, a coteste sozzure, per sradicarle, riprende la sua stima nel mondo e nell'opinione popolare, per quanto numerosi e altolocati ne fossero i colpevoli.