Quello è giusto che si rifiutino, e non queste, giacchè le prime sono il favoreggiamento dei già favoriti e, le seconde, non sono che un minuscolo tentativo di riparazione alle ingiustizie del caso o della natura.
Poichè le abitazioni malsane, oscure, rintanate in viottoli osceni, dove vengono ora costretti ad annidarsi i miseri respingono l'operaio da casa sua, invitandolo alla bettola, così, coi rimaneggiamenti edilizi, l'allargamento delle vie, i quartieri operai all'aperto, si renda anche il focolare domestico del povero, un luogo di dolce ed onesto riposo, da preferirsi sempre all'osteria.
Ebbene in Italia solo i clericali con don Bosco e coi frati di San Filippo seguendo la parola di S. Filippo Neri, che divinava i ricreatori come moralizzatori, hanno attuato in una certa larga scala dei ricreatori festivi, in cui, fra una preghiera o l'altra, il povero può passare allegramente la festa con qualche sollazzo, senza ricorrere all'osteria. Nessun'altra casta fece altrettanto.
E credo indispensabile scemare quanto sia possibile le tasse sul caffè e sul thè, in confronto del vino e sopratutto degli alcoli, facendo un'eccezione a favore del primo, solo alla peggio, nei paesi dove di questi ultimi si tenda ad abusare.
Non già che anche il vino non avveleni, a sua volta, ma assai meno rapidamente e meno facilmente dei liquori; specie di quelli più fatali che contengono, oltre il veleno alcoolico più concentrato, anche altre droghe altrettanto venefiche; come l'absinth, il vermout: ben inteso che certi vini tristi (bleu) artificiati con tinture, alcool e droghe, vanno contati come pessimi liquori, e devono essere, più ancora di questi, presi di mira, dal tassatore, appunto pel maggiore spaccio che segue al buon prezzo.
Sopratutto conviene colpire, inesorabilmente, con restrizioni dell'ore notturne, dei giorni festivi e delle licenze, e coll'obbligo di vendere anche caffè ed alimenti, gli spacciatori al minuto di alcoolici, specialmente in vicinanza alle fabbriche e peggio se dentro di esse e delle miniere, e se, come ci rivelò il Ciccone, il padrone stesso vi fosse interessato, potendo contribuire così coll'autorità propria, anzi, colla stessa paga, a corrompere e ad avvelenare anche il più sobrio operaio.
E non si venga fuori colla solita, avvocatesca, gherminella della libertà, sotto cui a poco a poco ci vediamo stringere i polsi e atrofizzare il cervello peggio che un tempo sotto le panie dei frati di S. Ignazio.—Quando vedo il più puro, il più democratico fra il purissimo sangue anglo-sassone, come lo stato del Mayne, limitare perfino la quantità d'alcool che un cittadino può tenere in sua casa e rendere responsale l'oste dei danni di ciascun suo cliente ubbriaco e limitate in certi giorni le ore dell'apertura, e dappertutto nei paesi civili d'Europa, limitato il numero degli esercizi e istituiti in alcuni, per ciò, appositi ispettori di controllo, e quando vedo farsi di tali misure, promotore, apostolo, ed anzi, quasi martire, Gladstone, mentre da noi si vocia a tutta gola come a despoti o socialisti dottrinari contro coloro che, come Minghetti, Luzzati, A. Mario e Sperino, invocano l'intervento dello stato a tutela dell'igiene, e quando vedo anzi sempre più allargate e libere le licenze, ed aumentate le ore d'apertura dell'osterie, e quando vedo non una voce sorgere perchè si sostituisca alle fatali tasse sul sale e sui grani, quelle dell'alcool od almeno sugli esercizi degli acquavitai, che sarebbero tanto più moralizzanti, io mi domando se codesta libertà di cui facciamo tanta pompa, non copra, invece, col suo splendido nome, una merce avariata, o, quel che è peggio, non ci dissimuli, sotto fragile orpello, un vicino e grave pericolo.
Cure.—Nei nostri tempi, Forel, Kowalevsky, Ladame, Legrain, Magnan, hanno introdotta la cura razionale del bevone, coll'isolamento, colla astinenza assoluta da qualunque alcoolico, per un tempo la cui durata, Mason, Crother, il padre Hirsch, ritengono che debba essere di un anno, Drysdale, Kraepelin di 9 mesi, Forel (Zurigo) da 4 mesi ad 1 anno. Magnan consiglia in più una dieta leggiera e corroborante: latte, uova, brodo, carne, legumi, frutta e cibi zuccherati, e per bibita infusi amari (luppolo, quassia), brodi, limonee, thè, caffè[235]. S'aggiunga il lavoro muscolare, specie agricolo, anche nell'individuo non abituato, ma sopratutto, come ben dice Magnan, occorre la rieducazione morale (La médecine moderne, nov. 1893) con conferenze, con letture adatte ai vari individui che loro mostrino i pericoli e i danni dell'alcool, che risveglino gli affetti e il senso morale nell'ammalato. Quanto alla cura diretta, gli omeopatici consigliano la nux vomicae l'opium, gli allopatici la stricnina, il bromuro, anch'essi la tintura di noce vomica, 20 goccie al giorno, l'idropatia, docce fredde, impacco freddo (Kowalevsky), bagni d'aria calda impregnati di vapori di trementina, i bagni solforosi, a seconda delle singole indicazioni (artritismo, nevrosi, neurastenia, squilibrio mentale, gastrite, cirrosi, anoressia, anemia, cachessia, ecc.), e così il massaggio e la ginnastica. Anche l'ipnotismo, negli individui che ne sieno suscettibili, ha dato buoni effetti al Forel, Seppilli, Ladame, Buchnill.
Il Magnan giustamente propone di far entrare in speciale asilo gli individui con accessi di delirio alcoolico, anche dopo la cessazione del delirio, come anche i bevitori abitudinarii almeno per 17 o 18 mesi, e per epoca indeterminata gli incurabili come prescrive già una legge nel Cantone di S. Gallo in Isvizzera.
Gli ospedali per gli alcoolisti, come esistono in America, Inghilterra, Germania, hanno un duplice effetto buono, quello di ritirare a garanzia sociale i beoni, e di porli nella miglior condizione onde guariscano, e si correggano.