Altre osservazioni dimostrarono che i fanciulli che si trovano in condizioni più sfavorevoli per il loro sviluppo, sono quelli i cui genitori sono meno flagellati dalla vera povertà: poichè lo zelo della Società stessa riuscì a smascherare un nuovo genere di industria criminosa per cui i padri abbisognavano di fondi preventivi, e che è causata da quella sete di facili e sùbiti guadagni di cui son tormentate soltanto le persone meno povere. Intendiamo parlare dell'assicurazione sulla vita del fanciullo la cui morte è attesa, sperata e finalmente affrettata dai criminosi beneficiari. Secondo l'orribile confessione di un accusato, tali fanciulli valgono più morti che vivi. In cinque anni la Società s'occupò di circa 19.000 casi di fanciulli tormentati, che rappresentavano pei genitori un valore di 95.000 lire sterline, cioè una media di 5 lire sterline o 125 franchi per fanciullo.
Per riuscire a tal punto e penetrare in tal modo negli intimi recessi del mondo criminale, generalmente nascosto all'occhio della polizia ufficiale, fu d'uopo che la Società si servisse degli aiuti di tutti. Infatti essa si giovò del Parlamento che la costituì in ente morale, degli amministratori delle tasse dei poveri, i quali compresero che far conoscere ai genitori tutta la loro responsabilità voleva dire far diminuire l'oziosità, la prodigalità, la negligenza. Essa ottenne l'aiuto dei magistrati (giudici di pace) o dei giudici propriamente detti che vedendola all'opera e riconoscendone la competenza, finirono per attribuire ai suoi ispettori una carica quasi ufficiale—ricevette l'aiuto delle società locali cui dimostrò che le crudeltà verso i fanciulli erano più frequenti di quanto lo si credesse e che avvenivano tanto in campagna quanto in città: e finalmente essa ottenne la cooperazione delle masse, poiché nei 10 anni della sua esistenza potè assicurarsi il concorso di più di 100.000 cittadini delle classi laboriose che prestarono la loro testimonianza, e resero con ciò possibile l'opera dell'autorità giudiziaria.
Gli sforzi così collegati condussero a risultati singolarmente felici; ben rare volte fu necessario un secondo processo. Delle 7398 persone giudicate, 6700 vivono oggidì coi loro figli e solo 100 fra queste provocarono un secondo processo.
Nè la condotta dei genitori uscenti dal carcere è ignorata dalla Società che moltiplica le precauzioni affinchè i casi di recidiva siano prontamente denunciati ed istruiti.
A che attribuire tale meraviglioso mutamento? In gran parte a questo ultime precauzioni, poi ad altre cause che ci indica la Società stessa; in primo luogo la pena, la cui efficacia è in ragione diretta della sua durata; poichè i gradi nel miglioramento della condotta dei parenti verso i figli corrispondono generalmente al numero dei mesi durante i quali essi furon privati della libertà. Si aggiunga che durante il periodo in cui genitori sono in carcere la Società non trascura i figli, i quali da pallidi, laceri e macilenti che erano, sono restituiti floridi e robusti ai genitori che escono dal carcere e che sono fieri di vederli così bene in carne. Si risveglia in essi, pare, l'amor paterno ed anche un certo orgoglio naturale e spontaneo al cuore d'un padre. E così dalla persona stessa del fanciullo emana un fascino indistinto che contribuisce all'emenda del colpevole.
Strane contraddizioni dell'egoismo umano! Il padre imputava prima alla sua vittima le malattie di cui egli solo era causa ed ora è fiero di un florido aspetto alla cui costituzione egli non ha in alcun modo contribuito!
Carità Latina.—Quanto più circoscritta è in confronto la carità latina mi risulta dalle informazioni che ho attinto all'illustre Bodio per quanto appunto riguarda il soccorso e ricovero ai fanciulli e bimbi nella capitale latina, in Roma.
Qui primeggia per orfani romani, da 8 a 10 anni, l'Ospizio di San Michele con 158 nel 1870, 197 nel 1874, 372 nel 1879 e con 263 nel 1885.
Nell'Orfanotrofio Comunale (Ospizio di Termini) erano, sotto il Governo Pontificio, ricoverati e mantenuti da 600 a 650 individui, cioè 400 femmine, fra giovani ed anziane, e 225 maschi, di cui 80 vecchi. Ora soli maschi con 225 alunni ed 80 con scuola d'arte.
L'Ospizio Tata Giovanni (fondato nel 1733) per circa 85 (140 nel 1867) fanciulli poveri che sono senza tetto. L'istituto vive con mezzi forniti dalla Camera Apostolica e dalla carità privata e col prodotto del lavoro dei giovanotti ricoverati.